La cosa rilevante

8 luglio 2013

Ho passato il fine settimana tappato in casa, con il televisore rotto, il lavandino del bagno ostruito, la lampadina che sfarfalla a meno che non la si sviti e la si riavviti un po’ a caso fino a quando non piace a lei, sono uscito una volta sola per accompagnare mio figlio al parco, ma faceva un caldo orrendo e in tutto il parco eravamo solo io e un altro papà, entrambi intenti a spingere l’altalena con sopra il proprio figlio, l’altro papà era in abito color caramella mentre io avevo una maglietta nera e un paio di bermuda, e non so perché ma ci guardavamo in cagnesco, come se ognuno pensasse che il caldo fosse colpa dell’altro, e ho passato la mattina di domenica a leggere il giornale coi gomiti puntati sul tavolo, e il pomeriggio di domenica a ascoltare i tuoni del temporale steso sul divano, e la sera di domenica a leggiucchiare la biografia di un famoso scrittore americano, e oggi (che è lunedì) mi diranno che ho la faccia sempre più stanca e tetra, e che forse dovrei pensare di prendere delle vitamine, e che non so godermi i giorni di festa, tantomeno so godermi la vita. Questo sarebbe l’incipit buono per un romanzo in cui un tizio, un po’ alla volta, finisce per confessare di aver ammazzato qualcuno, o insomma di aver combinato un gran casino, mentre io non ho ammazzato nessuno né ho combinato alcun casino né penso di volerne combinare. A me, proprio questa assenza di sbocchi drammatici, sembrava la cosa letterariamente più rilevante.

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9 Risposte to “La cosa rilevante”

  1. gianni montieri Says:

    🙂 (solo una domanda: l’altro bambino aveva la ricrescita?)


  2. i più bei romanzi che ho letto negli ultimi anni non avevano sbocchi drammatici, se per drammatico intendiamo che ci debba scappare per forza il morto. erano storie di ordinaria follia: più ordinaria che folle. l’incipit è tuttavia da conservare: è quella calma piatta su cui si può innestare di tutto (nella finzione)

    • Andrea Pomella Says:

      L’incipit è già archiviato nella sottocartella denominata “Materiali” di una cartella che ha un titolo provvisorio e che esiste da circa sei mesi e in cui si accumulano cose disparate che stanno lentamente prendendo tutte la medesima benedetta direzione.

  3. giuseppebarreca Says:

    in effetti spesso la voglia dei figli piccoli di fare amicizia con altri piccoli è in diretto cobntrasto con la ritrosia dei genitori di dover parlare con altri genitori (a parte le mamme belle). Per evitare di dire le solite cose: “Quanto ha?”, e poi si enucleano le qualità del/dalla proprio/a pargolo/a e, per superare comunque l’altro pargolo/a, si arriva a inventare balle pazzesche suella capacità del/della proprio/a figlio/a, tipo il ragionier Carboni in Fantozzi.


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