Lo stato di guerra dell’esistenza

13 agosto 2013

Ogni tanto rileggo la prefazione di Conrad a Il negro del Narciso. Nella prefazione c’è questa frase: “Di fronte allo stesso spettacolo enigmatico l’artista scende dentro di sé, e nella solitudine di questa regione di travagli e di lotte, se ne è degno e se ha fortuna, egli scopre i termini del suo richiamo. È un richiamo rivolto alle nostre facoltà meno palesi: a quella parte della nostra natura che, per lo stato di guerra dell’esistenza, è abitudine tener nascosta dentro a qualità più dure e resistenti – come il corpo vulnerabile in un’armatura d’acciaio”. E di tutta questa cosa, non so, ma a me “lo stato di guerra dell’esistenza” è arrivato come un pugno in faccia.

Ieri al bar c’era uno che parlava e un altro che ascoltava. Quello che parlava ha detto a quello che ascoltava: “Sono appena tornato dalla Francia, ci sono stato due settimane”. Ha detto che è stato in Francia perché lì ha una sorella – così mi è sembrato di capire – e allora quest’anno, per la prima volta in vita sua, lui e sua moglie hanno deciso di andare a trovare questa sorella in Francia. Quello che parlava a un certo punto ha detto a quello che ascoltava: “Abbiamo mangiato quel formaggio francese… il Canadair”.

Ho letto che un giudice del Tennessee ha vietato a una madre di chiamare il proprio figlio Messia.

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