Assedio

16 settembre 2013

I miei amici avevano tutti dei padri pescatori. Si intendevano di canne da pesca, esche, pasture e lenze. Ogni domenica andavano al laghetto sportivo, andavano a pescare coi loro padri, poi nel pomeriggio commentavano le gare, chi aveva pescato cosa. Così parlavano per ore in una lingua che mi era sconosciuta, parlavano per ore di cose che mi erano sconosciute, di pesci d’acqua dolce, di canne da pesca, di esche, di pasture e di lenze, di padri che la domenica portavano i figli a pescare al laghetto sportivo, dei laghetti sportivi, delle licenze di pesca, parlavano delle macchine dei loro padri cariche di attrezzature per la pesca, parlavano delle macchine dei loro padri in generale, parlavano dei loro padri in generale, cose che mi erano sconosciute, ma io non mi arrabbiavo, li ascoltavo mentre tentavano di uccidermi, li ascoltavo, come una città che ascolta il suo assedio.

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