Ma come avranno fatto a pensarla in quel modo?

9 ottobre 2013

Ho letto questa cosa di Doris Lessing che è contenuta nel libro Le prigioni che abbiamo dentro – Cinque lezioni sulla libertà (Traduzione Maria Baiocchi, Minimum Fax) e che mi pare una grande verità.

Mi chiedo spesso come appariremo a chi verrà dopo di noi. E non è una domanda oziosa, ma un tentativo deliberato di potenziare la forza dell’ “altro occhio” che possiamo usare per giudicarci. Chiunque si occupi di storia sa che le convinzioni più radicate e appassionate di un secolo per lo più appaiono ridicole a quello successivo. Non c’è epoca della storia che ci appaia così come deve essere apparsa a chi l’ha vissuta. Quello che sperimentiamo personalmente, in ogni tempo, è il prodotto dell’impatto che hanno su di noi le emozioni di massa e le condizioni sociali dalle quali ci è praticamente impossibile isolarci. Spesso le emozioni generali sono quelle che ci appaiono più nobili, le migliori e le più attraenti. Eppure, nel giro di un anno, di cinque anni, di un decennio, di cinquant’anni, la gente si chiederà: “Ma come avranno fatto a pensarla in quel modo?”, perché nuovi eventi avranno bandito le suddette emozioni diffuse, scaricandole – per così dire – nel secchio della spazzatura della storia.

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