Giustificazioni sociali

27 dicembre 2013

bonobo

Mentre sto all’aeroporto e aspetto, infilo le mani nelle tasche del cappotto e penso, penso che nella preistoria gli uomini non avevano indumenti con le tasche, perciò mettere le mani in tasca, ossia compiere un gesto che ci viene tanto naturale, è un’acquisizione culturale e non un fatto spontaneo, però penso anche che se si fa indossare un cappotto a un esemplare di bonobo, il bonobo poco dopo finirà per infilarsi le mani in tasca, e anche questo sicuramente vuol dire qualcosa, e infine penso che l’uomo moderno soffra di un disturbo che può essere chiamato l’imbarazzo-di-avere-le-braccia-e-non-sapere-che-farsene-in-determinate-circostanze-come-quando-si-aspetta-qualcuno-all’aeroporto-e-il-volo-ha-quaranta-minuti-di-ritardo.

Sto al cinema, scorrono i titoli di testa del film, inizia la prima scena, c’è una donna che parla con un’altra donna, entrambe sono sedute sui sedili di un aereo, qualcuno in sala inizia a ridere, il dialogo non fa ridere, perlomeno non ancora, o meglio, non si sa se poi farà ridere, però è sicuro che al momento non fa ridere, eppure in sala qualcuno già ride, ride in modo sguaiato, come se non vedesse l’ora di chiudersi al buio in questo cinema e iniziare a ridere, in realtà a quella persona serviva solo un pretesto per ridere, non serviva un dialogo esilarante né un film comico, serviva una giustificazione sociale, voglio dire, se si fosse messo a ridere senza motivo in mezzo alla strada i passanti lo avrebbero preso per matto, in un cinema invece la sua risata arbitraria è tollerata, questa persona, come tutti i presenti in sala – me compreso –, ha pagato otto euro per sedersi e guardare il film, e l’esborso di denaro non è estraneo al fatto che adesso pretenda di avvalersi del diritto di ridere, in realtà non è necessario che si metta per forza a ridere, potrebbe anche mettersi a piangere se ne sentisse il bisogno, il fatto che abbia pagato otto euro gli garantisce tanto il diritto di ridere quanto il diritto di piangere, le emozioni sono soggettive e nessuno starebbe lì a sindacare su quale sia la giusta reazione emotiva alla storia che scorre sullo schermo, ma per il momento quella persona ride, e non è l’unica persona in sala che ride per una scena che non fa ridere, c’è anche chi tossisce, ecco, in un cinema c’è sempre qualcuno che tossisce, e anche quello che tossisce ha pagato otto euro per sedersi e guardare il film, e l’esborso di denaro non è estraneo al fatto che adesso pretenda di avvalersi del diritto di tossire, per tossire non serve una giustificazione sociale come per ridere o piangere, o come per ruttare o scoreggiare in pubblico, così mentre sto al cinema e guardo la prima scena del film, una scena in cui una donna parla con un’altra donna sui sedili di un aereo, penso che per fortuna nessuno ritiene che gli otto euro pagati alla cassa gli diano il diritto di ruttare e scoreggiare come più gli piace.

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2 Risposte to “Giustificazioni sociali”


  1. per un poco ancora, ma solo poco, temo, saremo risparmiati dalle scoregge e rutti pubblici.
    pirandelliano.


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