Espulsi perché hanno criticato un megafono è una cosa che farebbe impazzire Buñuel

27 febbraio 2014

Per ratificare la delibera di espulsione dei quattro senatori Bocchino, Campanella, Battista e Orellana hanno votato in 43.368 (29.883 a favore e 13.485 contro). Considerato che il Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni politiche ha preso 8.688.231 voti, quei 43.368 rappresentano lo 0,49% del totale degli elettori del movimento. Più che una democrazia diretta, la forma di autogoverno che si è data il Movimento 5 Stelle è una diarchia (Grillo e Casaleggio) mascherata da oligarchia (gli iscritti al blog di Grillo).

Un’ovvietà che non è poi così tanto ovvia: dire che “la rete si è espressa a favore dell’espulsione” è un’approssimazione grossolana. La rete non è composta da 43.368 persone, né è monopolizzata dagli elettori del Movimento 5 Stelle, ma è fatta da due miliardi e mezzo di persone che si connettono da ogni parte del mondo e che hanno le idee politiche più disparate. I giornalisti che per esigenze di sintesi accettano questa semplificazione cadono in una pericolosa trappola linguistica.

Qualche anno fa l’ufficio stampa del Movimento 5 Stelle inviò un famoso glossario alle redazioni dei giornali in cui, tra le altre cose, si precisava che Beppe Grillo “è il megafono al nostro servizio e non il nostro leader”. Quattro senatori espulsi perché hanno criticato un megafono è una cosa che farebbe impazzire Buñuel.

 

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