La supremazia, come forma d’arte durevole, del cinguettio mattutino degli uccelli sulla scrittura

17 aprile 2014

Una volta, parlando con una persona, ho detto che secondo me ogni romanzo ha una sua voce, che il bravo scrittore è colui che inventa la voce più adatta per raccontare una determinata storia, che a lungo andare dei libri che abbiamo letto dimentichiamo quasi tutto, i nomi dei personaggi, la trama, l’inizio e la fine, quello che però ricordiamo è la “voce del romanzo”, ossia il rumore di fondo, la nebulosa di vibrazioni che ci risuona nella mente, che in definitiva, facendo un paragone col cinema, il lavoro dello scrittore è più simile al lavoro del fonico che a quello del regista, che quindi la scrittura andrebbe declassata come attività artistica, perché ciò che uno scrittore è capace di imprimere nel ricordo con la sua opera non è che una percentuale ridottissima del suo laborioso, ingente, estenuante lavoro, e perché di una giornata felice di mille giornate fa la cosa che mi torna in mente per prima è il chiacchiericcio furioso dei passeri all’alba, ossia il verso di natura che si trascina dietro tutte le sensazioni che il mio spirito ha serbato di quella particolare giornata, e quindi l’opera letteraria non si misura sulla sua forma più o meno grandiosa ma sulla sua capacità di farsi essenziale e persistente, e che tutto questo significa una cosa sola: la supremazia come forma d’arte durevole del cinguettio mattutino degli uccelli sulla scrittura.

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