I pieni e i vuoti

19 maggio 2014

La domenica mattina vado a fare due passi a Ponte Milvio con mio figlio. C’è una donna che scatta una foto a un’altra donna. La donna che sta per essere eternata nella foto chiede alla donna che sta per scattare la foto: “Si vede il fiume?” La donna che sta per scattare la foto non risponde. La donna che sta per essere eternata nella foto chiede ancora: “Si vede la torretta?” La donna che sta per scattare la foto non risponde. La donna che sta per essere eternata nella foto insiste: “E i lucchetti?” La donna che sta per scattare la foto si spazientisce: “È una foto, non è mica na quatara*”.

Ho letto delle righe di Primo Levi in cui si dice: “Mi sento sazio delle lodi tributate a testi che (cito a caso) ‘suonano al limite dell’ineffabile, del non-esistente, del mugolio animale’. Sono stanco di ‘densi impasti magmatici’, di ‘rifiuti semantici’ e di innovazioni stantie. Le pagine bianche sono bianche, ed è meglio chiamarle bianche; se il re è nudo, è onesto dire che è nudo”.

 

*Quatara: in alcuni dialetti meridionali è una grande caldaia di rame che un tempo si appendeva a una catena al centro del camino.

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