La rivoluzione dei cortili e l’anno zero del calcio in Italia

Tempo fa sono tornato nel cortile in cui giocavo a pallone da ragazzino, il luna-park infanzia era deserto, ai nostri tempi non c’era ora del giorno in cui non ci fossero carovane di figli impegnati a giocare una partita eterna, oggi non c’è nessuno, i cortili fanno parte delle architetture morte del nostro tempo, hanno smesso di ricoprire la loro funzione sociale, come le serrande dei negozi il cui valore una volta era dato principalmente dall’essere delle porte naturali per le partite di calcio alla tedesca, o i balconi dei primi piani, la disgrazia di generazioni di inquilini vessati dalle richieste di restituzione del pallone, i balconi dei primi piani la cui primaria funzione architettonica non era quella che credete voi, ma era insegnare ai piccoli calciatori il gioco palla a terra, o la ruvidezza dell’asfalto che indottrinava i portieri sull’arte di cadere senza sbriciolarsi le anche, chiedete ai vetrai quanto sia calato il loro giro d’affari dagli anni Ottanta in poi, da quando le vetrine non vengono più fracassate dalle pallonate di collo pieno, l’anno zero del calcio in Italia è l’ultima conseguenza di una rivoluzione sociale, la rivoluzione dei cortili, i figli tenuti a casa, le ginocchia sane, fate una prova, aprite il portabagagli della macchina, guardate se dentro c’è un pallone, se il pallone non c’è siete responsabili, quanto e più di Marco Antonio Rodriguez Moreno.

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6 commenti
  1. colpa dei vecchiacci che non vogliono rumori, delle mamme che non sorvegliano il gioco, e perciò hanno paura dei vari babau che possono ghermire i loro pargoli, colpa che il mondo va avanti, ma non è detto che si tratti di progresso

  2. Demian ha detto:

    Le porte improvvisate con grosse pietre e le macchine che disturbavano il tragitto passando tremendamente lente. I palloni persi ruzzolati chissà dove e quelli scoppiati sotto ruote in movimento. Le urla dei vicini e le urla nostre. Specchietti devastati e ammaccature agli sportelli. Ci si arrampicava con ingegno ovunque pur di recuperare la palla, o si sfrondavano gli alberi quando lì vi si incastrava. Le pause gelato o panino o bibita alla bottega vicino. Le risse verbali. Le sfide assurde.

  3. Silvia ha detto:

    Finalmente qualcuno che sa cos’è il “calcio tedesco”. 🙂
    Quando racconto i miei giochi di bambina (sono cresciuta femmina in una via con tutti maschi) per lo più vedo occhi che si spalancano un po’ ai quali segue un «Ma che è calcio tedesco»? Subito immagino che chi ho di fronte sia stato privo di un’infanzia. 🙂

    • Andrea Pomella ha detto:

      C’era pure il calcio svedese, si giocava da seduti, ma era meno divertente.

      • Silvia ha detto:

        Forse sono stata priva di un’infanzia anche io, allora, perché del calcio svedese ignoravo l’esistenza finora.

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