Fame

21 agosto 2015

Al banco gastronomia ordino un etto e mezzo di prosciutto cotto. Il salumiere mi chiede quale. Gli indico quello in offerta. Ma lui fa come se niente fosse e si mette ad affettare. Dopo un secondo si ferma e mi fa: “Ce l’avevo già in macchina”. Faccio segno che è tutto ok. “Non vorrei che abbia pensato…”. “Non ho pensato niente”, lo rassicuro. Al che annuisce con decisione. “Meglio così. Meglio non pensare niente. Mica come faccio io, che ci penso tutti i giorni”.

Ho letto una cosa che ha scritto Eduardo Galeano, e cioè che nella scrittura dei nativi del fiume Yukon, si utilizza lo stesso segno per indicare parola e fame. Al che ho pensato all’ultima volta che ho presentato un mio libro, quando un signore, rivolto alla moglie, ha commentato: “Ma ‘sto ragazzo come campa?”

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3 Risposte to “Fame”

  1. poetella Says:

    la chiusa è grandiosa!

  2. &nnesimafuga Says:

    Mia madre ha sempre sostenuto che che la”parola” leva la fame…il salumiere al banco… È mooolto scrupoloso..il mio affetta e sorride compiaciuto buona giornata! Cate


  3. non per niente molti libri sono fatti di aria fritta


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