Roma senza stile

9 ottobre 2015

“Lo stile è una differenza, un modo di fare, un modo di esser fatto. Sei aironi tranquilli in uno specchio d’acqua, o tu, mentre esci dal bagno nuda senza vedermi”. Questo verso l’ha scritto Bukowski, e penso che sia la cosa migliore che si possa immaginare riguardo alla questione dello stile. Pensavo allo stile perché pensavo a Roma, e ci pensavo mentre la attraversavo, come ogni mattina, per andare a lavoro, passando sulla tangenziale est che sorvola i quartieri come una lugubre giostra delle montagne russe, e come ogni mattina il pensiero che ho fatto è stato: «È una città ossessivamente brutta». Però c’è qualcosa di peggio della bruttezza, esistono al mondo città terribili, monumenti eretti in nome dell’ingiustizia sociale, agglomerati di tristezza che sembrano la giustificazione ideologica dell’emarginazione o dell’esclusione. Eppure molte di queste città sono salvate dallo stile, da quella cosa che per Schopenhauer era “la fisionomia dello spirito”. Roma invece no, la Roma di oggi non ha stile, è una città a cui è stato espropriato lo spirito, la cui unica vocazione è la resistenza al presente, le persone che la abitano sono sottoposte a un incessante logorio, soggiogate da un senso di insicurezza che genera un modo di pensare manicheo e che produce alla fine autoritarismo, un autoritarismo che non è solo politico, ma governa i rapporti quotidiani, le piccole dispute, le fondamenta del vivere domestico. Roma è perduta perché non ha un’idea di sé, non ha una visione, da ieri non ha neppure un sindaco, perché quello che aveva è stato deposto al termine di una manovra di strangolamento ordita all’interno del suo stesso partito, qualcosa che non ha precedenti nella storia dell’Italia repubblicana. Gli uomini e le donne che ieri hanno preso d’assalto il Campidoglio brandendo cartelli con scritto “Marino pagate er vino”, agitando bottiglie di Frascati, allestendo lo spettacolo della politica al tempo presente, la pagliacciata, l’opera buffa, erano attori di una messinscena meschina allestita su una moltitudine di piani invisibili. Una ristrutturazione a lungo termine dello spazio politico di questa città è impensabile. Oggi Roma non si fa vedere nuda mentre esce dal bagno, si fa vedere per quello che è, ubriaca, malata, stanca di svegliarsi ogni mattina in un’altra alba dove l’immaginazione non può tramutare il pantano in qualcosa che assomigli neppure vagamente al futuro.

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2 Risposte to “Roma senza stile”

  1. Silvia Says:

    Una fotografia, una di quelle il cui senso è cogliere il movimento. Coglierlo senza fermarlo, coglierlo mentre si fa.

  2. poetella Says:

    Io la adoro ugualmente


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