Argomentazioni di carattere morale sulla carne rossa e sui cuneesi al rum

27 ottobre 2015

Leopardi, il giorno che morì, aveva mangiato un chilo e mezzo di confetti, per l’esattezza due cartocci da 850 grammi di cannellini di Sulmona, pensavo che potrei fare la stessa fine con un chilo e mezzo di cuneesi al rum.

Tempo fa, mentre aspettavo in macchina a Testaccio alle pendici del monte dei Cocci, è passata una carrozza trainata da un cavallo indolente, e ho sentito la voce del cocchiere che diceva: “Daje che nella prossima vita io so’ er cavallo e tu er vetturino”.

La notizia che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms ha inserito le carni rosse e lavorate fra le sostanze che possono causare il cancro mi ha fatto venire in mente un passaggio di un’intervista di Robert Birnbaum a Joyce Carol Oates che ho letto tempo fa in cui la scrittrice americana dice: “La maggior parte della gente sceglierebbe di comportarsi in modo corretto e moralmente accettabile se conoscesse le alternative. Ma la vita di queste persone è talmente vincolata dai compromessi. Ad esempio, ogni volta che mangiamo qualcosa, specie se si tratta di pollo, vitello o simili, accettiamo un tipo di cultura consumistica nell’ambito della quale gli animali sono seriamente maltrattati. Eppure la maggior parte di noi non trascorre il proprio tempo a pensarci su e, del resto, abbiamo ogni giorno così tante cose a cui pensare; quando nel negozio di alimentari allunghiamo una mano per prendere qualcosa non è che ci stiamo a domandare: «E questo da dove proverrà? E con quali modalità sarà stato prodotto?» Alcuni lo fanno, ma la maggior parte della gente non ne ha il tempo. Ecco che cosa intendo quando parlo di compromessi morali. Alcuni dei miei studenti sono vegetariani. Io non sono vegetariana. Non mangio carne rossa, ma non sono vegetariana. Ma le argomentazioni di carattere morale sono tante e hanno una discreta rilevanza”. Così ho pensato che d’ora in poi, ogni volta che addenterò una fetta di cacciatorino, sarò posto di fronte a un dilemma morale, perché il mio stato di salute è legato alla responsabilità che ho nei confronti dei miei familiari, e perché una mia eventuale morte non è una questione che riguarda solo me, tuttavia l’idea che una fetta di cacciatorino possa scatenare in me un tale casino mi fa desiderare con tutto me stesso un chilo e mezzo di cuneesi al rum.

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