Vedere bene

6 novembre 2015

Il benzinaio è anziano, ha la tuta dell’IP, occhiali bifocali, una calvizie ampia interrotta ai lati da ciuffi scomposti di capelli grigi. Con lui c’è un ragazzo, uno straniero, piccolo di statura e scuro di carnagione, gli ronza intorno con fare volenteroso, non ha la tuta dell’IP, ma un semplice maglione coi polsi sbrindellati, e un paio di pantaloni color prugna. Chiedo il pieno, e l’uomo ripete “Pieno”. Poi incrocia le braccia e osserva i movimenti del ragazzo, lo segue a vista assicurandosi che faccia tutto nel verso giusto. Il ragazzo non lo delude, infila la pistola nel bocchettone bloccando il grilletto, poi afferra il secchio e si mette a lavare il parabrezza. Il benzinaio anziano annuisce, corregge il ragazzo facendogli dei piccoli appunti, le parole – poche – pronunciate con saldezza e tranquillità. Il ragazzo fa tutto come si deve, e quando ha finito si mette accanto alla pompa di benzina con le mani unite dietro la schiena. Il benzinaio anziano si avvicina al finestrino e mi dice quanto gli devo (questo ancora non lo lascia fare al ragazzo), è sobrio e gentile come un maître. Frugo nel portafoglio e lo ringrazio per avermi fatto pulire il parabrezza dal ragazzo. “In effetti ne avevo bisogno”, dico. A quel punto lui fa un colpo di tosse: “È importante vedere bene le cose”. Non dice “la strada”, dice “le cose”.

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