L’opera sopravvive al suo autore

5 febbraio 2016

Due settimane fa ho portato il bambino al circo, non mettevo piede in un circo pressappoco da trent’anni, il circo non è cambiato in niente, le solite cose, la solita segatura, il solito spettacolo di acrobati, pagliacci, cavallini coi pennacchi, elefantesse, il presentatore anziano col panciotto, lo zucchero filato. Una cosa sola è cambiata: hanno trovato un modo per contenere l’incontenibile puzza di merda che c’era nei circhi degli anni Ottanta.

Una discussione fra due catramisti a Testaccio: “Che vor di’ scevro?” “Vor di’ scemo con la erre moscia”.

L’opera sopravvive al suo autore. Che già a stento – a sua volta – sopravvive.

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