Si è sempre responsabili di quello che non si è saputo evitare

24 marzo 2016

Oggi penso questo. Più che in qualsiasi altro periodo della Storia, a me pare che la produzione culturale che arriva dalle altre parti del mondo, per primi gli Stati Uniti, sia infinitamente più solida, più complessa, più attuale, di quella europea. Se si fa un confronto tra letterature, cinema, tv, teatro, musica, ci si accorge che il peso del contributo europeo alla testimonianza del nostro tempo è talmente scarso da risultare inessenziale. Fra mille anni potranno togliere l’Europa dalla cartina del mondo e avere comunque un’idea approssimativamente valida di cos’era questo mondo. La ragione è che non esiste una “cultura europea” condivisa, e le creazioni intellettuali dei singoli stati non riescono più, come invece ancora capitava nel Novecento, a parlare al cuore umano prossimo venturo. Il che è anche la ragione principale per cui esiste, al contrario, una debolezza europea. Una debolezza che non è – come si sente ripetere in questi giorni – dei servizi di intelligence, delle istituzioni, degli apparati di sicurezza. Noi ci ripariamo sotto l’ombrello di un generico “attacco alla cultura occidentale”, quando ciò che è realmente sotto attacco sono le spoglie della civiltà di un continente frammentato e sfiorito, incapace di parlare di se stesso e del proprio tempo, se non perfino della propria decadenza. La cultura è una protezione molto più potente dei servizi di intelligence, delle istituzioni, degli apparati, la cultura difende gli uomini laddove falliscono i sistemi d’informazione per le sicurezze nazionali. Si faccia adesso l’Europa, la si faccia aprendo i confini, accogliendo le forze che sono migliori e più affamate di noi, si fondi una nuova cultura del continente, tenendo a mente una cosa che diceva Sartre: “Si è sempre responsabili di quello che non si è saputo evitare”.

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2 Risposte to “Si è sempre responsabili di quello che non si è saputo evitare”

  1. Livia Says:

    “Un uomo che campa esibendo ai turisti il cadavere di sua nonna”: lo diceva Joyce di Roma e l’ho pensato io in questi giorni dell’Europa. Consolatorio leggere qualcuno che ha avuto un pensiero simile; anche questa è una, seppur debole, forma di identità culturale.

  2. lucilontane Says:

    Mi hai fatto risuonare in testa questo:
    I
    Siamo gli uomini vuoti
    Siamo gli uomini impagliati
    Che appoggiano l’un l’altro
    La testa piena di paglia. Ahimè!
    Le nostre voci secche, quando noi
    Insieme mormoriamo
    Sono quiete e senza senso
    Come vento nell’erba rinsecchita
    O come zampe di topo sopra vetri infranti
    Nella nostra arida cantina

    Figura senza forma, ombra senza colore,
    Forza paralizzata, gesto privo di moto.
    (T.S. Eliot).


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