Sigillare una buca

21 giugno 2016

Ora la campagna elettorale è finita, Roma ha un sindaco, una cosa però ho pensato per tutto questo tempo, ho pensato che nella precedente campagna elettorale, voglio dire in quella del 2013, non si era parlato d’altro che del tema della sicurezza, allora c’era un’aria a Roma rovinosa, catastrofica, sembrava che dietro a ogni palo della luce si nascondesse una carogna, un figlio d’un cane, un bucaniere pronto a tagliare il collo al passante elettore, e quindi i candidati sindaci non facevano altro che mettere in cima alle loro priorità il tema della sicurezza. In questa campagna elettorale, invece, in questa del 2016, non si è parlato d’altro che del tema delle buche, che pure è un tema serio, ma che mi sembra indichi una cosa ben precisa, una cose di cui invece ho sentito poco parlare, e cioè una rinuncia incondizionata e completa al sogno, voglio dire, io che, ancora non molto tempo fa ero un giovane uomo e vagheggiavo viaggi sempre più lontani, io che in quanto giovane uomo desideravo, e quindi volevo, agire affinché il mio desiderio si realizzasse, e quindi demandavo all’espressione della politica la realizzazione, seppure parziale, del desiderio, ossia del viaggio, senza osare confessare a me stesso che più il viaggio mirava lontano e più si trattava di utopia, e quindi mi aspettavo che la politica volasse in alto, che scavalcasse le montagne per me e mi lasciasse intravedere oltre le nubi vaporose del presente, oggi mi trovo frustrato in quel che rimane di quella vecchia ebbrezza, mi trovo avvinto nella sonnolenza attuale, mi trovo a ragionare su un orizzonte politico limitato, un orizzonte la cui promessa massima che dichiara di poter mantenere è la seguente: sigillare una buca. Ecco, io non sono più tanto sicuro che la politica debba essere in principal modo pragmatismo e concretezza, io penso che un po’ di idealismo, un po’ di teoria, diciamo di visione, è quel che ci vorrebbe. Perché una volta che la buca è riempita, insomma, poi ci si annoia un po’ tutti.

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