Ma la vita, la vita tutta intera

13 luglio 2016

“Antonino che voleva fare l’esame, il contadino centrato da una scheggia, Jolanda che doveva sposarsi”. Al giornalismo contemporaneo piace raccontare così le storie delle vittime di un disastro ferroviario. Si tratta l’esistenza di una persona come la somma di tanti frammenti del reale, sceglie i più levigati, i più facili alla comprensione, e li lascia vibrare sotto gli occhi del lettore. La gente muore, e già la morte di per sé non la puoi ridurre a due parole allusive. Ma la vita, la vita tutta intera, la massa indifferenziata di cose, di eventi, di fenomeni, di esperienze, di situazioni, di avventure, di momenti, la vita come la riassumi in un titolo di giornale? Che diranno di me il giorno che creperò in una sciagura nazionale? Di tutte le rogne, le allegrie, le monotonie, le fissazioni, le categorie e i gradi, i tripudi (pochi) e le afflizioni (tante) in cui sono impelagato giorno per giorno, quale l’avrà vinta?

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Una Risposta to “Ma la vita, la vita tutta intera”

  1. lucilontane Says:

    Sembra che si conti per un particolare. Bello o brutto. La prospettiva che ci giudica. Ma la vita, tutta la vita come dici, è un infinito che non si può misurare, un infinito presente…


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