Soggiornini

29 agosto 2016

Quando cammino per la strada e sto mentalmente per i fatti miei (in realtà sto mentalmente per i fatti miei anche quando non cammino, anche quando diciamo sto in compagnia di altre persone, o quando dovrei essere attento e vigile e magari preso in una conversazione appassionata, anche in quei casi sto mentalmente per i fatti miei) ho l’abitudine di guardare ai balconi e alle finestre, di guardare nelle case degli altri, anche se so che non è un’abitudine corretta, che non si dovrebbe guardare nelle case degli altri, però penso che lo stesso principio dovrebbe valere anche per le macchine degli altri, e se vogliamo anche per gli occhi, ossia non si dovrebbe guardare negli occhi degli altri, ma si dovrebbe guardare, che so, le ginocchia degli altri, sarebbe forse più saggio e più rispettoso, ma siccome non stiamo al mondo per essere rispettosi, e siccome di leggi insostenibili che ci limitano nell’agire ce ne stanno perfino troppe, insomma io quando cammino e sto mentalmente per i fatti miei guardo nelle case, il mio limite è che guardando nelle case mi deprimo, poiché penso che non ci sia niente di più deprimente di certi soggiorni delle case di Roma, di certi soggiornini in penombra ai piani bassi, il divano attaccato al tavolo rotondo su cui langue una bambola attonita con gli occhi di vetro, la parete attrezzata col televisore e quattro soprammobili in fila, le foto del matrimonio e il crocifisso d’argento, gli oggetti consunti dal tempo ma ancora così decorosamente lindi, i rombi delle carte da parati gialline e i dipinti alle pareti, tra i quali sicuramente c’è un pagliaccio dall’aria petulante e sicuramente una marina, no davvero, penso che i maggiori eversori della moderna civiltà, del progresso della società, i maggiori sabotatori dell’allegria, siano i soggiornini dei piani bassi di Roma, e noi se vogliamo per davvero che le nuove generazioni crescano sane e forti di mente, e senza isterismi e malinconie, dovremmo promuovere un piano di rinnovamento dei soggiornini, fare piazza pulita di questi soggiornini, svuotare questi cazzo di soggiornini ai piani bassi di Roma e aprire buchi nelle pareti, costruire finestre grosse il doppio che facciano entrare la luce, e poi fare un grosso mucchio delle foto ricordo, delle foto dei matrimoni e delle cresime e delle gite allegre, e fare un grosso rogo di tutto, e riedificare soggiornini che vivano nel presente e che non si struggano in un eterno passato, ma questa è Roma, penso, è la sua peculiarità, struggersi in un eterno passato, che poi non so, ma il passato è davvero così interessante? non è più consolante il futuro, o se vogliamo il presente con le sue granitiche certezze? il soggiornino non dovrebbe allora celebrare l’apoteosi del presente? o l’auspicio del futuro? perché invece il passato è un simbolo così condiviso, nelle apparenze? perché la gente lo accetta e lo celebra senza discutere?

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Una Risposta to “Soggiornini”

  1. Ornella Says:

    Perché si vive nel presente pensando al futuro e si pensa al futuro guardando ciò che è successo in passato. I pensieri che ne conseguono sono tre: “spero non accada più, spero di avere più di quanto ho avuto, spero che accada”! Nel frattempo, invece, accade la Vita.


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