Un’idea di come dovrebbe suonare la musica impeccabile delle parole

22 novembre 2016

Se ho un modello letterario, un’aspirazione, un’idea di come dovrebbe suonare la musica impeccabile delle parole, quel modello è qualcosa di molto simile a questo:

“Adesso ti sei sfilata le scarpe. Ma ecco che le calze vanno avanti e indietro sul tappeto morbido, come le scarpe poco fa. Versi acqua nel bicchiere, tre, quattro volte di seguito, non mi so spiegare perché. Da molto tempo la mia fantasia ha smesso d’immaginare tutto l’immaginabile, mentre tu evidentemente trovi sempre qualche altra cosa da fare. Ti sento infilare la camicia da notte. Ma siamo ancora lontani dalla fine. Ci sono cento faccende da sbrigare. So che ti spicci per riguardo a me; dunque si vede che tutto è necessario, che fa parte del tuo ‘Io’ più profondo e come il muto affaccendarsi degli animali il tuo movimento non si arresta dal mattino alla sera; con piccoli gesti incoscienti e innumerevoli, di cui non sai renderti conto, tu t’immergi in un vasto spazio dove nemmeno un soffio di me stesso ti ha mai raggiunta”.

(Robert Musil, da ‘Pagine postume pubblicate in vita’, Einaudi. Traduzione di Anita Rho).

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