La vita militare

11 gennaio 2017

C’è un’ora al mattino, quand’è ancora molto presto, in cui dalla finestra del mio ufficio vedo affacciarsi una luce radente che cade lenta come una seta d’oro sui palazzi e sulle chiome sfumate degli alberi, e sulle tettoie dei capannoni, e sul canneto, questa luce dura un istante nell’esperienza della dispersione, e sento le grida degli studenti che vanno a scuola, e i clacson degli impiegati nelle loro macchine diretti a lavoro, ciascuno ignaro di questa luce, ciascuno che va controvoglia, chi scherzando chi incupendosi, ma comunque vanno, che non vedono niente oltre il compito che è stato loro assegnato e che consiste nell’andare a scuola, o a lavoro, a quest’ora precisa del mattino, talmente consacrati da rinunciare a tutto il resto, nella più totale inconsapevolezza di cosa sia il resto.

“Esiste un’idea generale che a volte conferisce a tutti questi individui austeri riuniti insieme la bellezza dell’autentica grandezza: l’idea dell’abnegazione”. (Alfred De Vigny, Servitù e grandezza della vita militare)

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