Incredibilmente

2 maggio 2017

A pranzo ho incontrato un tipo, un tipo con una tuta blu che parlava al tavolo con altri tipi con la tuta blu, e diceva questo, diceva che se si vuole fare un viaggio nel tempo, un vero viaggio nel tempo, un viaggio a ritroso fino alla più tenera età, fino al momento della nascita o giù di lì, bisogna toccarsi l’ombelico, ma toccarselo bene, con dovizia d’attenzione, come se non fosse una parte del proprio corpo, o meglio come se fosse una parte del proprio corpo che non si è però mai sfiorato con la giusta tensione, diceva questo, diceva che quella forma, la forma dell’ombelico, è la cosa di noi che è rimasta più simile a se stessa, mentre tutto il resto si è allungato, dilatato, disteso, degradato, rattrappito, l’ombelico ha mantenuto intatta la forma, la sua forma di buco rammendato, di prima bocca, di coda tagliata, di ferita strizzata, diceva questo, e gli altri, incredibilmente, lo stavano a sentire.

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