Buongiorno e buonasera

21 luglio 2017

Sono andato dalla dottoressa per farmi fare un certificato medico, ha cambiato studio, adesso sta nello stesso edificio che ospita una banca, a me la cosa è sembrata un minimo significativa, uno studio medico e una banca, due cose che tratteggiano bene un’epoca peculiare, mentre salivo le scale ho incrociato una signora anziana, ho detto buongiorno, lei ha ribattuto buonasera, dandomi un’occhiata violenta, perché erano le quattro e mezza del pomeriggio, e so per certo che ci sono persone al mondo che tengono moltissimo a che si dica buongiorno e buonasera a seconda di quando lo si dice, mattina – appunto – o sera, io dico sempre buongiorno, mi sembra più facile da dire, buonasera è più complicato, è una questione di movimento mascellare, a dire buonasera mi viene il mal di mare perché le mandibole devono fare un saliscendi da luna-park, e in sostanza perché non me ne frega un cazzo di essere così scrupoloso e puntuale, insomma come al solito nello studio della dottoressa non c’era nessuno, l’abbiamo scelta per questo, perché da lei non c’è mai fila, era al telefono, mi ha fatto cenno di aspettare, mi sono seduto su una sedia in corridoio, il corridoio era totalmente spoglio, c’era solo un biglietto attaccato al muro, sul biglietto era riportata in tono lamentoso e vagamente intimidatorio la differenza tra ricette “rosse” e ricette “bianche”, ho pensato che al piano sottostante c’era la banca, e che nella banca dovevano esserci tanti di quei biglietti, promemoria, brochure pubblicitarie, avvisi, altrettanto lamentosi e vagamente intimidatori, ma soprattutto, soprattutto noiosi, e tetri, e malinconici, al che mi sono rattristato, tanto, profondamente, cupamente, e mi sono detto che non dovevo amareggiarmi per un pensiero tanto sciocco, il pensiero che il mondo fosse invaso di corridoi spogli e di avvisi in cui viene riportata la differenza tra ricette “rosse” e ricette “bianche”, che il modo in cui riusciamo a scoprire una verità da una cosa insignificante è la nostra vera malattia, il morbo dell’umanità, ma a quel punto la dottoressa ha chiuso la telefonata che stava facendo, ha detto prego, perciò mi sono alzato dalla sedia in corridoio e sono entrato nel suo studio, ho detto buongiorno, lei mi ha seccato con lo sguardo, BUONASERA ha detto, molando la erre come se fosse una lama.

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