Preparatevi a difendervi fisicamente

31 agosto 2017

Non dico niente di nuovo, però lo dico. È ormai qualche anno che scrivo sul web, fin dall’inizio ho tenuto d’occhio con particolare attenzione il fenomeno degli hater, mi incuriosiva il pensiero di una persona che la mattina va in ufficio, timbra il cartellino, sale al quarto piano, fa una sosta davanti al distributore automatico, infila una chiavetta ricaricabile e seleziona la solita bottiglia di Ferrarelle da 0,50, poi entra nella stanza, apre le finestre, accende il cellulare di servizio, il computer, infila una pen-drive, si toglie la giacca, la lancia sull’appendiabiti e sprofonda nella poltrona. E qui, lontano dal caos di casa sua, dall’oscena stupidità dei discorsi tra colleghi, diventa Erik Maulberzius, ma solo perché nell’ultima settimana ha scelto di essere Erik Maulberzius (per dire, la settimana prima è stato ReKing, e quella prima ancora Rob Halford). E questo accade di norma tutti i giorni della sua routinante vita senza che nessuno sappia niente della sua doppia vita, a eccezione del controllo remoto della rete locale che gestisce tutti i pc della società per cui lavora, ossia un gruppo di informatici annoiati e disgustati che opera in una sede lontana dalla sua e che ogni tanto prende il controllo del puntatore del mouse e apre e chiude le finestre sul suo desktop, facendo più o meno gli stessi scherzi che Erik immagina faccia Dio per manifestare la sua presenza giocosa. Nei panni di Erik Maulberzius il nostro uomo martella, infierisce, dilaga negli spazi della rete, prediligendo i social network e i grandi portali di informazione, dove posta commenti al vetriolo sotto qualsiasi genere di articolo o post che tratti qualsiasi genere di argomento, dalle attiviste palestinesi perseguitate per le proteste pacifiche in Cisgiordania ai concorsi truffa all’università, dall’impennata dei tassi di interesse sul mercato interbancario cinese ai rendiconti del re di Spagna, dal caro benzina agli attraversamenti del canale di Sicilia. La sua bulimia divulgativa si nutre di disprezzo, i suoi commenti sono gigantesche sfuriate che occasionalmente generano orrendi putiferi, sfarzose gazzarre che rimbombano nell’acquario della rete e che nutrono il suo livore. Ogni materia gli dà occasione di misurarsi su un piano polemico, anche se non ha mai praticato prima quella materia né se ne è mai minimamente interessato. L’odio è dentro di lui come un fatto naturale, odia con la stessa inconsapevolezza con cui respira, con la stessa incoscienza con cui i suoi polmoni trasportano l’ossigeno atmosferico ai fluidi corporei, non è cioè al corrente di possedere in qualche parte di sé un organo preposto all’odio come non ha la percezione di essere dotato, in quanto vertebrato evoluto, di un mosaico di cellule specializzate che formano quelle piccole sacche d’aria chiamate alveoli. Erik Maulberzius – e prima di lui ReKing, e prima ancora Rob Halford – è un organismo che odia a dispetto di sé e della propria coscienza. Oggi però, dopo qualche anno che tengo d’occhio Erik Maulberzius, posso dire che Erik Maulberzius è diventato qualcosa di peggio. Innanzitutto si è tolto la maschera e si fa chiamare col suo vero nome, Piero Giancotti (nome di fantasia); ha una foto profilo che corrisponde alla sua vera faccia; posta spesso e volentieri immagini dei figli; non nasconde più le cose che ama (prima mostrava solo le cose che odia). Nonostante ciò è diventato ancora più aggressivo, rabbioso, sfrenato, amorale, disgustoso. Non teme più di apparire per ciò che è realmente. Ha, per così dire, perduto la sua unica ricchezza, che era la vergogna. Ma lui non lo sa, perché ciò che io chiamo “vergogna” in cuor suo era codardia; inammissibile, ignominiosa codardia. Essere passati da Erik Maulberzius a Piero Giancotti, ossia aver perduto la vergogna (e non avere più bisogno di essere codardo) è un mutamento sostanziale che traccia un’importantissima evoluzione sociale. Ma non è l’approdo, è un passaggio. Il punto di arrivo di questo processo sarà dato quando avverrà il salto dal web al mondo tangibile, quando la violenza verbale diventerà violenza fisica, quando all’insulto si sostituirà il randello. La violenza scaturisce da un’idea di odio che viene propagata attraverso un atto verbale a cui fa seguito un gesto fisico. Ci sono in giro idee politiche fondate su una costruzione convergente dell’odio. Sono ormai idee ampiamente maggioritarie. E l’odio, una volta aggregato, deve avere uno sbocco. Non resteremo ancora per molto a insultarci su queste superfici di biossido di silicio. Preparatevi a difendervi fisicamente da Piero, che dopo aver perso la vergogna e la codardia, vorrà perdere anche il freno del progresso morale che per tutta la vita gli ha impedito di pestarvi a sangue. Temo che non manchi molto.

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