Vita da cani

17 novembre 2017

Mio figlio un bel giorno ha preso il tablet e ha scritto un’email a una bambina, una sua compagna di classe, poi una volta a scuola le ha detto: “Isi, ti ho scritto un’email, mi dai il tuo indirizzo così te la spedisco?”. La bambina le ha dato l’indirizzo di casa. Mio figlio è tornato da scuola e ha detto: “Ho l’indirizzo di Isi”, e ha snocciolato l’indirizzo di casa di Isi. Al che gli abbiamo spiegato che avendole scritto un’email e non una lettera vera e propria, ossia non una di quelle lettere che si scrivono sulla carta, non possiamo spedirgliela all’indirizzo di casa, abbiamo bensì bisogno della sua email. A quel punto ha voluto sapere cosa diavolo fosse esattamente una EMAIL, dal momento che pensava di averne scritta una sul tablet e che questo fosse di per sé sufficiente, quindi ha pensato che, per recapitare a Isi l’email che lui aveva scritto sul tablet, avessimo bisogno che anche Isi scrivesse a sua volta un’email, e che solo dopo le due email – la sua e quella di Isi – avrebbero potuto incontrarsi in un punto remoto di una memoria nebulosa magnetizzata.

Da due giorni siamo bloccati a questo punto della storia.

L’altra sera, dopo aver saputo che la mamma non sarebbe tornata per cena, mio figlio ha esclamato: “Uff, che vita da cani!”.

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