Le gioie delle cesoie

6 gennaio 2018
Il giardino è in condizioni disastrose. Cosicché – mi dico – oggi è il giorno che lo affronto. Armi in collo vado, e tronco, recido, accorcio, rastrello, estirpo, ammasso, setaccio, annaffio, ammucchio, sradico, divelgo, concimo, sfrondo, sfoltisco. Giardinaggio selvaggio, la mia specialità. Peccato per le viti americane che sono il mio grande rimpianto, ineluttabilmente defunte, al punto che sbarbo il terreno delle quattro radici secche, che furono americane, e fine della storia. Per tappare i buchi trovo una nuova disposizione per i vasi, che sono tre o quattro in tutto, niente di che. Alla fine contemplo a petto gonfio il giardino ringiovanito: per la prima volta dai tempi del trasloco – ormai un aprile fa – il risultato non è malaccio. L’indomani al primo insorgere dei dolorini mi dico: “Ah che belli i dolorini”, quei supplizietti quasi piacevoli, quelle fitte delicate tra tendini e muscoli a me ignoti che sembrano affiorare apposta per dirti: “Sei stato proprio bravo, un vero ometto di casa”. Poi alle 17:52, finito di guardare la partita in tv, bevuto un tè nero Assam con grisbì al cioccolato, all’improvviso, il tracollo. Ora cammino col culo a papera perché qualsiasi altra posizione del culo mi provoca non più i bei dolorini, bensì feroci supplizi, strazi e patimenti. Ah, che bella la casa col giardino, lo spazio esterno, un posto all’aria aperta dove potersi rilassare… Ah, le gioie delle cesoie…

 

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