Sulla società senza lavoro ha ragione Grillo

15 marzo 2018

Quel che è giusto va detto. Il post di Grillo sulla società senza lavoro è la cosa più all’avanguardia prodotta dalla politica degli ultimi anni in tema di lavoro e di diritti. In sostanza Grillo scrive che viviamo in un’epoca di inedita floridezza, “abbiamo una capacità produttiva che è di gran lunga superiore alle nostre necessità”, e ancora “siamo condizionati dall’idea che ‘tutti devono guadagnarsi da vivere’, tutti devono essere impegnati in una sorta di fatica perché devono giustificare il loro diritto di esistere”. Grillo riprende, senza citarle, le idee di David Graeber (consiglio caldamente la lettura di un articolo di qualche anno fa, Il secolo del lavoro inutile) il quale a sua volta asseriva che esiste un sempre più ampio strato di persone che vengono pagate per non fare nulla. “La classe dirigente”, scriveva Graeber, “si è resa conto che una popolazione felice, produttiva e con del tempo libero a disposizione è un pericolo mortale (pensate a quel che è cominciato a succedere quando negli anni sessanta ci si è avvicinati a una vaga approssimazione di questa cosa). E d’altra parte, l’idea che il lavoro sia un valore morale in sé, e che chiunque non desideri sottomettersi a un’intensa disciplina lavorativa per la maggior parte delle sue ore di veglia non meriti niente, torna straordinariamente comoda a molti”. Grillo, cercando sponde teoriche a sostegno del reddito di cittadinanza, approda a una visione del lavoro arguta, anticipatrice, sensata, che certifica qualcosa di cui sono assolutamente convinto: non è in crisi il pensiero di sinistra; è in crisi chi, a sinistra, è chiamato a convertire quel pensiero in fatti politici. Una frase come quella con cui Grillo chiude il suo post – “Una società evoluta è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, generando al tempo stesso il proprio sviluppo. Per fare ciò si deve garantire a tutti lo stesso livello di partenza: un reddito, per diritto di nascita. Soltanto così la società metterà al centro l’uomo e non il mercato” – dovrebbe mettere in imbarazzo le classi dirigenti dei principali partiti comunisti, progressisti, riformisti, che si sono susseguite negli ultimi trent’anni. Qui, secondo me, c’è un serio spunto da cui partire per la madre di tutte le sedute di autocoscienza della sinistra presente e prossima ventura.

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