La repubblica dello spavento

Conte ha detto che “il governo dovrà cimentarsi da subito con i negoziati in corso sui temi del bilancio europeo, della riforma del diritto d’asilo e del completamento dell’unione bancaria”. Europa, immigrazione e banche, i temi della campagna elettorale, i temi su cui si è fondata la fortuna dei partiti di destra che hanno preso il potere in Italia. Nessuna parola sul lavoro, per dirne una (a marzo la disoccupazione giovanile è al 31,7%, non proprio una questione di serie b). Ma gli elettori vogliono nemici, non vogliono rassicurazioni. E i politici non devono più indicare la soluzione ai problemi, devono indicare i problemi, inventarli se necessario, chiamarli per nome, additare gli spettri, evocarli. Agli elettori non interessa più niente neppure di se stessi, delle proprie preoccupazioni, dei propri bisogni. Bramano mostri, grandi, ben visibili, orridi, demoniaci. Viviamo un tempo in cui il consenso è costruito sulla paura indotta, e questa non è una novità. Ma ingrassare la paura, per mantenere e accrescere il consenso, sarà il compito principale di questo governo. Non sarà la terza repubblica, sarà la repubblica dello spavento. Passeremo i prossimi anni stretti attorno a un fuoco, con qualcuno nell’ombra che ci racconterà storie sempre più paurose. Perché la paura ha un grande pregio: alimenta l’immaginazione, e distrae dalla realtà.

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