Strategia del ministro: la morte di Emanuele Scieri e il ritorno della leva obbligatoria

La tempistica. È dell’inizio del mese la notizia di un arresto e due indagati per la morte di Emanuele Scieri, parà di leva morto il 16 agosto del 1999 a Pisa nel centro di addestramento della Folgore, dopo vent’anni di insabbiamenti e depistaggi. Scieri fu ucciso a seguito di pratiche di nonnismo, pratiche che a quel tempo erano non solo tacitamente incentivate dai vertici militari, ma esplicitamente raccomandate (l’anno prima della morte di Scieri l’allora generale Celentano spedì ai comandi della Folgore un manuale di torture – sic! – redatto su carta intestata contenente, tra le altre cose, numerose perle di razzismo e di considerazioni violente contro meridionali, africani e obiettori di coscienza). La tempistica dicevo. Passano meno di due settimane e Salvini invoca il ritorno della leva obbligatoria. La strategia del ministro degli interni è chiara: urtare non solo la suscettibilità di una parte dell’opinione pubblica e degli elettori che non si riconoscono nella sua linea politica, ma annichilire qualsiasi misura di sensibilità, passare sopra ai morti calpestando la rabbia e il dolore, per dire, di una famiglia come quella di Emanuele Scieri, devastata e umiliata da vent’anni di menzogne e di abusi. Salvini intercetta un sentimento di giustizia che si leva a seguito di una notizia e lo affronta di petto facendo leva a sua volta su due sentimenti contrari e ferini: la malignità e la perversione. Dà voce e legittimità a impulsi animaleschi, includendoli nel discorso politico, per poi riversarli nella pratica quotidiana dei rapporti sociali. Salvini è «cattivo», secondo il valore etimologico dal latino captivus, prigioniero. Rappresenta cioè tutti i “cattivi”, ossia tutti coloro che per anni hanno vissuto prigionieri delle conquiste di civiltà, che hanno tenuto la lingua in bocca solo per non far sentire l’odore mefitico del loro fiato. A Salvini non interessa niente né di Scieri né del ripristino della leva obbligatoria, a Salvini interessa il rutto che sale, la provocazione, lo spintone in petto. Pensate alla cosa che più vi fa incazzare al mondo e tempo due settimane lui dirà che quella cosa è legittima. Non è politica né antipolitica, è anapolitica, è l’inversione del senso, è l’approvazione – non secondo un piano, né secondo un metodo, ma per puro scandalo distruzionista – di tutto ciò che è intrinsecamente e umanamente sbagliato.

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