Rimandare l’esistenza a dopo

Lei è un medico chirurgo, mi ha mandato una richiesta d’amicizia su facebook, io l’ho accettata, e mi ha scritto: “Sai che il tuo libro me lo ha regalato un giovane paziente oncologico che purtroppo non ce l’ha fatta? Lo aveva sempre sul suo comodino. Quando ci ha lasciati, l’ho letto tutto senza prendere fiato in un giorno”. Così adesso non riesco a pensare ad altro, ed è una sensazione che mi stringe la testa, che mi inorgoglisce e al contempo mi trafigge come il frantume sfuggito a una deflagrazione lontana. Penso a questo ragazzo che leggeva di Q e di me, e della gioventù sfrenata, e delle feste distruttive, e del viaggio, e di quell’età adulta che lui non avrebbe mai neppure sfiorato. E allora penso che, come diceva Bataille, la vita dell’uomo moderno è “rimandare l’esistenza a dopo”, che è quasi la stessa cosa che rimandarla ai libri, anche se i libri ci rimandano indietro a loro volta l’esistenza. Perfino i libri che abbiamo scritto noi; anche se, a questo, non riuscirò mai davvero ad abituarmi.

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