Cronache nell’attesa del judo

Mio figlio frequenta una nuova palestra di judo. Nella nuova palestra non si può assistere alla lezione, perciò bisogna vagare per un’ora e mezza nelle vie del quartiere prima di passare a riprendere i piccoli judoka. La prima volta ho vagato per un’ora e mezza nelle vie del quartiere, ma poiché è un quartiere poco interessante, mi sono annoiato moltissimo. Ieri invece ho cercato di appassionarmi a un OVS. Fuori pioveva, perciò c’è voluto poco a risvegliare in me un qualche interesse per certi maglioni cento per cento acrilico. La passione tuttavia è scemata presto, allora mi sono trovato un bel posto all’aperto, davanti a una banca, sotto un balcone, per ripararmi dalla pioggia, e sono rimasto fermo a guardare il traffico e la pioggia in attesa che succedesse qualcosa. È successo che uno scooterista è caduto a terra, però si è rialzato subito inveendo contro l’asfalto scivoloso, ed è ripartito mandando a quel paese l’asfalto scivoloso. Poi è successo che un passante mi ha chiesto dove fosse l’ufficio postale più vicino, gliel’ho indicato ma l’ho avvisato che a quell’ora probabilmente lo avrebbe trovato chiuso. Ha risposto: “Lo voglio sapere lo stesso”. Perciò gliel’ho indicato lo stesso. Infine ho ricevuto tre telefonate da altrettanti operatori telefonici che volevano illustrarmi le loro offerte vantaggiosissime. Alla fine anche ieri mi sono annoiato. Considerato che mio figlio ha lezione di judo due volte la settimana ho pensato che potrei scrivere una sorta di cronache nell’attesa del judo che siano cronache della noia, della pioggia e del freddo, del traffico, delle vetrine dei negozi, degli annunci sulle bacheche delle agenzie immobiliari, della città tediosa, dei luoghi e dei modi assurdi, monotoni, strazianti, grotteschi in cui viviamo.

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1 commento
  1. sandro ha detto:

    E’ curioso questo racconto, Andrea, è piccolo, un po’ triste…molto vero (il finale soprattutto). Quanti di questi modi di vivere assurdi ci sarebbero da raccontare…perchè non lo fai nel tuo prossimo libro?
    Mi piacerebbe leggere il tuo “L’uomo che trema”.
    Sandro

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