La statuina di Nataša

A pagina 670 della nuova edizione Einaudi di Guerra e pace tradotto da Emanuela Guercetti, Tolstoj scrive: “Che cosa stava accadendo in quell’anima infantilmente recettiva, che captava e assimilava con tanta avidità tutte le più varie impressioni della vita?”. Sta parlando di Nataša, o meglio, sta voltando tra le sue mani la statuina del personaggio di Nataša, la contempla e la rimira, dà due colpi di pollice alla terracotta e ne sistema il profilo, poi si chiede lui stesso che cosa Nataša capterà e assimilerà della vita, insomma come la farà parlare e pensare e muoversi e agire. Ecco, la cosa straordinaria di questo romanzo è che i personaggi sono essi stessi opere d’arte, non solo quindi il libro compiuto in sé, ma ogni singola figura. Se una civiltà del futuro rinvenisse anche solo un frammento di questo immenso romanzo, diciamo la descrizione di uno dei personaggi, il ritrovamento avrebbe lo stesso valore di una statua dei frontoni del Partenone che attraverso il panneggio bagnato di Fidia ci racconta di un mondo perduto.

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