Una parola

Come si chiama quel sentimento che si sprigiona, per esempio, quando sei seduto al tavolo di un bar, in una stazione, in attesa di un treno, e sorseggi una bevanda per riscaldarti, e hai un’aria così arresa e solitaria e pensosa, e ti guardi dal di fuori e in quel momento esatto provi una specie di compassione, o forse no, più che compassione direi indulgenza, ma nel senso puramente cattolico, ossia cancelli in te una parte di peccato, dove per peccato si intende tutto ciò che normalmente non sopporti di te stesso, e ti vedi all’improvviso come un gatto paziente e tranquillo che si lecca le zampe con gli occhi chiusi, e la tenerezza che provi per te stesso è così sconcertante che non riesci più a pensare alle conseguenze nefaste del tempo che passa, alla tua intelligenza, alle noie della tua vita, all’assurdità di ogni cosa?

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