Parodia

Alessandro Morelli della Lega, Presidente della Commissione Trasporti della Camera ed ex direttore di Radio Padania, ha depositato a Montecitorio una proposta di Legge secondo cui “le emittenti radiofoniche, nazionali e private devono riservare almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia, distribuita in maniera omogenea durante le 24 ore di programmazione”. Nel 1936 una circolare del Partito Fascista impose ai giornali di tradurre in italiano tutti i termini stranieri contenuti nelle canzoni, compresi i nomi degli artisti. Benny Goodman divenne Beniamino Buonuomo, Wanda Osiris fu “italianizzata” in Vanda Osiri, Louis Armstrong in Luigi Fortebraccio. Due anni dopo il jazz venne dichiarato “musica negroide” e bandito completamente dalle radio. Non mi stancherò di ripeterlo: questo di adesso non è fascismo, è una sua parodia molto stupida, è il carnevale dell’imbecillità. Ma la parodia ha una caratteristica, si mette a distanza dall’oggetto parodiato. Ed è in quella distanza che crea qualcosa di nuovo, è in quella distanza che affiora la sua portata distruttrice.

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