Prima di pensarmi o dirmi “italiano”

Sono stato per tre giorni a Roccaraso. Ho letto alcune cose sull’eccidio di Pietransieri avvenuto il 21 novembre 1943 in una frazione del comune di Roccaraso. Quel giorno i soldati tedeschi rastrellarono gli abitanti della frazione, 128 persone in totale, tra cui 34 bambini con meno di dieci anni e un neonato di appena un mese, e li trucidarono, poi sparsero i cadaveri nel bosco dove restarono sepolti sotto la neve fino all’estate del 1944. Pare che all’eccidio non presero parte soldati italiani, come invece accadde per esempio a Sant’Anna di Stazzema, dove i membri della 36ª brigata Mussolini parteciparono alla strage travestiti con divise dell’esercito tedesco (niente meglio di questo definisce un vigliacco, e soprattutto un fascista). Nel novembre del 2017 una sentenza ha condannato la Germania a risarcire i discendenti delle vittime e il Comune di Roccaraso per una cifra di diversi milioni di euro. Su alcuni giornali locali è stato scritto che lo stato Italiano si è costituito in giudizio cercando di impedire la condanna della Germania. Il motivo sarebbe che applicando lo stesso criterio l’Italia potrebbe essere condannata al risarcimento per le stragi fasciste in Etiopia, nell’ex Jugoslavia e in Grecia. Il pensiero che ho fatto è questo. Lo Stato liberale si fonda sulla supremazia del diritto e della libertà dell’uomo, al contrario dello Stato etico che è, rispetto al cittadino, giudice assoluto del bene e del male. Se vivessi in uno Stato etico, prima di pensarmi o dirmi “italiano” (con tutto ciò che ne consegue) dovrei pensare e dire a me stesso se mi riconosco o meno nell’etica che presiede all’essere italiano. Ma poiché vivo in un moderno Stato liberale, prima di pensarmi o dirmi “italiano” (con tutto ciò che ne consegue) devo pensare e dire a me stesso se mi riconosco o meno nel diritto e nell’idea di libertà che presiede all’essere italiano. Questa storia mi ha fatto pensare che in nessun caso io riesco a sentirmi “italiano”.

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