In controtempo

Stamattina ero in una sala d’attesa, e facevo quel che si fa nelle sale d’attesa, ossia attendevo. Per ingannare l’attesa, e quindi la sala d’attesa, e quindi me stesso in attesa, guardavo le piante. C’erano tante piante, alcune molto belle. E pensavo a quei video time-lapse in cui vengono catturati i singoli momenti della crescita di una pianta. E pensavo che la crescita di una pianta emette rumore, poiché ogni movimento in natura emette una quantità, seppure infinitesimale, di rumore. Ma quello della crescita delle piante dev’essere un rumore lentissimo, uno scricchiolio diluito nel macrotempo. E quindi pensavo che se fosse possibile cogliere quel rumore usando una tecnica time-lapse per i rumori avremmo il suono di una pianta che cresce, il suono emesso dal processo di distensione dei tessuti vegetali. Poi pensavo alla somma di tutti questi rumori, alla somma di tutte le piante che crescono emettendo un microrumore, alla somma di questi microrumori diluiti nel macrotempo, a questo frastuono di piante che crescono, a questo putiferio infernale che esiste solo in una velocità del tempo che per fortuna non corrisponde alla nostra, e pensavo che per cavarsela, per non impazzire, nove volte su dieci, occorre solo adottare una velocità che non corrisponde alla velocità di ciò che abbiamo intorno, occorre solo questo, andare pianissimo, o fortissimo, in controtempo.

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