Il cavallo di Przewalski

Ho letto che a Chernobyl, da quando è andato via l’uomo, le specie animali si sono moltiplicate. Oggi la zona è diventata il paradiso delle alci, degli orsi bruni, delle volpi e dei cavalli di Przewalski. Io sono un membro del genere umano. Non il migliore, ma neppure il peggiore. Un esponente nella media, diciamo, ma attendibile nel caso in cui una schiatta aliena volesse approfondire, attraverso di me, il tema dell’umano. Eppure se mi guardo nello specchio, mi giudico molto male, ma non al punto da giudicarmi un disastro così letale, più letale addirittura d’un disastro nucleare. In fondo sono buono e calmo, e non ho mica – così, per dire – l’aria dello sterminatore. E quindi, dell’essere così tanto disprezzato dal cavallo di Przewalski, ecco, proprio non riesco a farmi una ragione.

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