Gli adesivi-famiglia

Prendiamo gli adesivi-famiglia, quelli che si attaccano al vetro posteriore delle macchine: papà Franco che fa il barbecue, mamma Alessia col vestito con la grande S perché è una supermamma, il piccolo Giulio con la maglietta numero nove e il pallone da calcio, il gatto Figaro e la tartaruga Va…lentina. Ogni semaforo rosso mi sbattono in faccia la loro la vitalità, la spigliatezza, l’esuberanza, la fretta allegra della loro vita che cozza con la gravità della mia, impongono su tutte le strade la loro vigoria, l’entusiasmo con cui prendono di petto le giornate, il rapporto di convivenza, di parentela, di affinità rappresentato dal mezzo di trasporto che usano per i loro spostamenti, l’essere il fondamento di una moderna società di giusti, senza picchi di saggezza né abissi di ottusità. Vivo tutto questo come l’uomo sottoposto alla tirannia dei semplici, costretto a sorbirsi su ogni strada un tetro riepilogo degli umani che popolano il proprio tempo. A volte vorrei essere come loro, non come le persone in carne e ossa che scelgono gli adesivi che meglio rappresentino ciascuno di loro, ma gli adesivi stessi, la rappresentazione delle persone. Vorrei essere la rappresentazione di me stesso, la ricapitolazione, la sintesi che elimina il superfluo, solo per poter capire una buona volta cosa sia, nel mio caso, il superfluo e cosa l’essenziale. Come sarebbe dunque l’adesivo di papà Andrea? Un imbranato con gli occhi da pazzo che brandisce un tagliasiepi? Un impiegato depresso che timbra il cartellino alle sette e mezza del mattino? Un corridore che arranca sul lungotevere cercando di respirare solo col naso? Ci vuole un disegnatore molto abile per fare questo, per fare la sintesi di me stesso. Il fatto è che gli adesivi-famiglia non sono la sintesi di ogni singolo individuo, ma di un tipo sociale, e quindi di nessuno. Il riepilogo degli uomini, ossia il compendio della felicità degli altri, non è il riepilogo di ogni singolo uomo, e neppure quindi il riepilogo della felicità individuale di ciascuno. Quelle felicità posticce che le famiglie in monovolume mi impongono al semaforo sono le pitture rupestri della contemporaneità. Appiccichiamo uno di questi adesivi in una grotta, e fra cinquemila anni i nostri posteri sapranno ricavare le informazioni essenziali, sapranno indovinare come siamo, e che bel tempo di gioiosa spensieratezza abbiamo vissuto.

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