Corso Francia è un mostro

A Corso Francia anni fa ci fu un’invasione di uccelli. Gli storni convergevano sui pini alle cinque del mattino e attaccavano col loro trillo, un canto infernale che si propagava fin dentro gli appartamenti, nelle stanze da letto, trafiggeva i sogni, li appestava come le voci inquiete dei morti.
Corso Francia declina spartendo in due il territorio: a sinistra la collina Fleming, a destra Vigna Clara. I due quartieri si fronteggiano come i globi mercatoriani, la mattina sono rischiarati in basso da una luce ancora grigio-melma, in alto da una cresta di bagliore che spoglia i primi tetti, riducendo la comparsa del giorno a uno spettacolo malinconico e a una verità brutale. In mezzo le due carreggiate a tre corsie, che per percorrerle fino alle aquile legionarie del ponte Flaminio ci si impiega meno di un minuto.
Corsa Francia è una ressa. Al mattino sfrigola nel luccichio di macchine e scooter, masse di uomini che s’incanalano verso il centro della città, vecchi ministeriali e giovani impiegati con contratti a termine e camicie slim fit, piccoli lottizzatori, informatici, commercianti, professionisti, barbuti creativi, colf che vanno a servizio negli appartamenti dei Parioli lasciando all’alba le loro case in periferia – Giustiniana, La Storta, Cesano, Formello – per mettersi in coda sulla direttrice nord della città, sfilando attraverso la contea dorata dei meglio quartieri di Roma.
Corso Francia è terra d’assalto, un territorio conteso dagli uccelli e dagli uomini; due forme di migrazione che si replicano immutate ogni mattina al sorgere del sole.
Corso Francia è sinonimo di “Roma bene”, ma Roma non fa bene, e il bene non è di Roma, e chi non la conosce non sa lo schifo, il degrado, non sa l’orrore – urbanistico e psicologico – che infonde, non sa il male che fa, e quanto sia insana, per il corpo e per la mente, questa strada della “Roma male”.
Corso Francia fa paura le mattine d’estate, quando la luce abbagliante e la calura generano un senso di disfatta, e il fetore diventa il contrassegno del baratto, l’aver svenduto la città alle ragioni dell’automobile, la salute degli uomini all’immobilità del traffico.
Corsa Francia è un mostro. E adesso lo sapete anche voi.

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