Queste giornate come bottiglie vuote

L’altro giorno ho detto a mio figlio: “Facciamo un po’ di ginnastica”. Ci siamo messi a piedi scalzi sul tappeto verde davanti alla televisione e abbiamo iniziato a fare i piegamenti sulle gambe. Gli ho raccomandato di stare dritto con la schiena, ma non riusciva a stare dritto. È in quell’età in cui il corpo se ne va ancora per i fatti suoi, e lui lo porta come se fosse un vestito troppo grande. Mentre stavamo là sul tappeto a fare i piegamenti, mi è andato l’occhio sull’anta a specchio della libreria. Nello specchio c’ero io e questo bambino che m’assomiglia, entrambi intenti a fare i piegamenti. Un’immagine tutto sommato spensierata. Io guardavo nello specchio, e nello specchio c’era lui che guardava me sforzandosi di imitare la mia postura. Ho sentito forte una sensazione, l’impressione fugace di essere immerso in un flusso di tempo, di scorrere, e mi è sembrato di sentire la sua voce da grande che tenta di ricordare. Allora ho pensato che non voglio perdermi niente, nemmeno queste giornate messe in fila sul davanzale come bottiglie vuote ad asciugare.

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