Seconda voce

Mio figlio è davanti allo schermo del computer, ha le cuffie, sorride, è concentrato, poi di nuovo sorride, alza la mano, grida: “Sìììì”, poi si rituffa a scrivere sul quaderno che ha di fianco. Nello schermo c’è la sua classe, la maestra e i suoi compagni, e lui ha l’illusione di essere in classe con la maestra e i compagni. Ma io da questa parte vedo un’altra scena e mi viene in mente Il signor Mani. Yehoshua lo ha scritto usando una tecnica particolare: cinque dialoghi di cui noi lettori possiamo leggere solo ciò che pronuncia una delle due voci, come se stessimo ascoltando una persona che parla al telefono e dovessimo ricostruire il senso della conversazione immaginando anche la voce di chi sta dall’altra parte. Nelle mie incombenze quotidiane, nel mangiare, nel bere, nel sonno, nel lavorare, nel prendermi cura del giardino, manca la seconda voce, manca il mondo. Nei giorni in cui il raziocinio mi conforta mi dico che, prima che tutto questo accadesse, non ero certo io, uscendo di casa, a creare il mondo. In quei giorni sorrido, sono concentrato, poi di nuovo sorrido, alzo la mano e grido: “Sìììì”. Negli altri giorni mi chiedo se c’è ancora un mondo.

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