Archive for the 'Racconti e resoconti' Category

Far progredire bene la razza umana

22 maggio 2017

Nel posto in cui lavoro ci sono un sacco di ragazzi e di ragazze. Hanno la metà dei miei anni. L’altro giorno parlavo con un collega, mi diceva della fatica che fa a parlare con loro, del fatto che non riesce a capirli. È normale, gli ho detto. È un fatto generazionale. Una pura banalità del mondo. La razza umana progredisce grazie a questa incapacità che i vecchi hanno di decifrare i giovani. Poi ho fatto un pensiero, ho per così dire ampliato la questione. Lo stesso problema che ha il mio collega, quello stesso problema, io ce l’ho non solo con i ragazzi e con le ragazze che hanno la metà dei miei anni, io ce l’ho con gli uomini e con le donne che hanno la mia stessa età, e con quelli più grandi, e con i bambini e con gli stravecchi. Lo stesso problema, ossia la fatica nel parlare, nel capire, nel decifrare, io ce l’ho più o meno con tutti. Quindi – ho pensato – sono uno che fa progredire bene la razza umana – ho pensato – uno che questa cosa la sa fare proprio bene.

Jimmy Page

20 maggio 2017

Sull’account Twitter di Jimmy Page i tweet iniziano con “On this day…” e proseguono descrivendo che cosa stava facendo Jimmy quello stesso giorno di tanti anni prima. Per esempio il 2 settembre scrive: “On this day I saw Kate Bush at the Hammersmith Odeon in London”; il 26 dicembre “On this day I played the first date of the first tour of America with Led Zeppelin”; e così via. Jimmy in pratica vive nel passato. Non solo, il presente di Jimmy esiste esclusivamente in funzione di quel passato. Ora, sappiamo che il passato di Jimmy è stato davvero un bel passato. Tuttavia mi viene da pensare che se Il passato di Jimmy non fosse stato questo bel passato, probabilmente la formula “on this day” sarebbe perfino più interessante. Per esempio, se Jimmy, anziché Page, si fosse chiamato – che so – Robinson, e, anziché il chitarrista dei Led Zeppelin, fosse stato un carpentiere di Blackpool, i suoi tweet sarebbero suonati più o meno così: “Oggi nel 1967 potavo la siepe in giardino. Il mio vicino aveva una brutta tosse, perciò mi chiese se conoscevo un pneumologo bravo. Ma io non conoscevo nessun pneumologo bravo. In realtà nel 1967 non ne conoscevo né di bravi né di pessimi”. E poi: “Oggi nel 1968 andavo al funerale del mio vicino. Ero divorato dai sensi di colpa”. E ancora: “Oggi nel 1980 io e Mary festeggiavamo la laurea di nostro figlio John, specialista in pneumologia”. Ecco, capite?

Reti per i polli

17 maggio 2017

Ho conosciuto un reduce dell’Heysel. Mi ha raccontato che sua madre per tre giorni non seppe se fosse vivo o morto, e così, nel dubbio, pregò la Madonna per tutto il tempo insieme al resto del paese. Poi mi ha detto che nello stadio le reti che separavano i settori non erano delle vere e proprie reti divisorie; erano, ha detto, “reti per i polli”. Questo dettaglio delle reti per i polli mi ha fatto molta impressione.

Fiorellini stupidi

15 maggio 2017

Da quando sono andato ad abitare in una casa col giardino dormo meglio, apro la finestra e sento gli uccelli, l’aria mi sembra più fresca. Ieri ho interrato delle piantine colorate, roba con un sacco di fiorellini stupidi. Oggi una delle piantine con i fiorellini stupidi si è ammosciata, in una maniera che mi pare irreparabile, e non posso fare niente perché si riprenda. Ho passato tutto il fine settimana a interrare fiori e piante, e oggi ecco che già devo dissotterrarne una e gettarla nel sacco nero dell’immondizia. Da ragazzino e per tutto il periodo dell’adolescenza, fino alla prima giovinezza, ho vissuto in una casa col giardino. Ma in tutto quel tempo non ho mai curato un solo fiore. Però guardavo le donne della borgata che passavano il pomeriggio a curare fiori e mi chiedevo cosa ci fosse di così tranquillizzante nel curare i fiori. Oggi credo di aver capito che non c’è niente di tranquillizzante, ma è solo un esercizio che serve a procurarsi la speranza, e quindi l’angoscia, l’angoscia dell’attesa che qualcosa vada storto. Ora, Leopardi ha scritto che “la speranza è una passione turbolentissima, perché porta con sé necessariamente un grandissimo timore che la cosa non succeda; e se noi ci abbandoniamo a sperare, e per conseguenza a temere, con tutte le nostre forze, troviamo che la disperazione e il dolore sono più sopportabili della speranza”. Ecco allora perché, tutto sommato, gettare la piantina nel sacco nero dell’immondizia è molto più riposante che interrarla, concimarla e annaffiarla. Più o meno credo che la stessa cosa funzioni con Dio, e con un sacco di altre cose, ed è il motivo per cui i fiorellini stupidi, tutto sommato, per quel poco che vivono, vivono molto meglio di noi.

Incredibilmente

2 maggio 2017

A pranzo ho incontrato un tipo, un tipo con una tuta blu che parlava al tavolo con altri tipi con la tuta blu, e diceva questo, diceva che se si vuole fare un viaggio nel tempo, un vero viaggio nel tempo, un viaggio a ritroso fino alla più tenera età, fino al momento della nascita o giù di lì, bisogna toccarsi l’ombelico, ma toccarselo bene, con dovizia d’attenzione, come se non fosse una parte del proprio corpo, o meglio come se fosse una parte del proprio corpo che non si è però mai sfiorato con la giusta tensione, diceva questo, diceva che quella forma, la forma dell’ombelico, è la cosa di noi che è rimasta più simile a se stessa, mentre tutto il resto si è allungato, dilatato, disteso, degradato, rattrappito, l’ombelico ha mantenuto intatta la forma, la sua forma di buco rammendato, di prima bocca, di coda tagliata, di ferita strizzata, diceva questo, e gli altri, incredibilmente, lo stavano a sentire.

Dettagli di basso livello

18 aprile 2017

Da un’intervista a Don Norman, l’ingegnere che studia i pedoni e le loro reazioni di fronte al passaggio dei veicoli a guida autonoma. “Qual è il modo giusto di pensare a un’auto driverless?”. “Immaginarla come un cavallo che si prende cura dei dettagli di basso livello, ad esempio non farti finire in un fosso o evitare un albero. E tu come cavaliere dai all’animale istruzioni di alto livello: gli fai capire dove vuoi andare e a che velocità”.

Ho un nuovo vicino di casa. È un uomo anziano che quando lo incontro davanti al cancello mi sorride. Non sono abituato alla gente che mi sorride, principalmente perché ho un’espressione congenita che non invita al sorriso. Il nuovo vicino di casa mi è simpatico. Non per il fatto che quando lo incontro mi sorride, ma per un altro motivo. Un motivo che fino a ieri non riuscivo a mettere a fuoco, e che poi invece ho messo a fuoco. Il vicino di casa mi è simpatico perché assomiglia al barbone sulla copertina di Aqualung.

Ho la sensazione di non essere in grado di pensare oltre un certo grado di complessità, di pensare cose risolutive, originali, gloriose, e di trovarmi invece nella condizione perenne di dover risolvere problemi elementari che attengono alla cosiddetta vita quotidiana, di appartenere cioè alla fetta di umanità che si prende cura dei dettagli di basso livello. In pratica di essere il cavallo. Ma un cavallo del tipo angosciato.

Code per curiosi

28 marzo 2017

Nell’anteprima della serata televisiva dei David di Donatello hanno mandato in onda l’arrivo delle star negli Studios di via Tiburtina. Le star scendevano da un’Alfa Romeo Stelvio, un uomo in smoking apriva loro la portiera, le star scendevano indossando gli occhiali da sole, una ventina di persone radunate su una tribunetta tributavano alle star un’ovazione, le star facevano un cenno di saluto in direzione della tribunetta, la ventina di persone si ricomponeva in attesa dell’arrivo della prossima Alfa Romeo Stelvio con la prossima star con gli occhiali da sole. Poi è iniziata la serata televisiva vera e propria condotta da una voce registrata per scherzi telefonici.

Stamattina il bollettino del traffico segnalava code per curiosi e per un interminabile istante ho pensato alle stravaganti novità che andranno di moda quest’estate.

Atlante delle nubi

24 marzo 2017

Nella meteorologia esiste una cosa che si chiama “Atlante delle nubi”. È un catalogo in cui sono rappresentate le varietà degli ammassi nuvolosi. A ogni tipo di nube è associato un simbolo. Osservando la tabella dei simboli delle nubi sembra di guardare la scrittura più antica del mondo.

Preistoria

23 marzo 2017

Un team di ricercatori cinesi ha studiato tre esemplari di damigelle preistoriche incastonate nell’ambra e vissute oltre cento milioni di anni fa. Gli insetti sono tre maschi colti nella messa in atto di una strategia di corteggiamento. Il corrispettivo di tre operai vetrocementificati che alla vista di una passante sussurrano: “Pssss…”.

La passione secondo Paolo Zardi

18 marzo 2017

Uscito giovedì su ilfattoquotidiano.it

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È l’alba. In una località di villeggiatura marina, Matteo De Angelisriceve una chiamata dall’Ucraina. Dall’altra parte del telefono c’è Giovanni, suo padre, che gli chiede di raggiungerlo a Voronyhrad, una città a est di Kiev. Inizia così La passione secondo Matteo, il nuovo romanzo di Paolo Zardi in uscita in questi giorni per NEO Edizioni (come il precedente XXI Secolo, già finalista al Premio Strega 2015).

Matteo è un ingegnere informatico, è “piccolo, bruttino, poco brillante”, uno che tende sempre “a ragionare in termini di giustizia, morale, senso del dovere”. Ha una moglie e due figli piccoli, vive una vita scialba, ordinaria, interamente dedicata alla causa del lavoro e della gestione domestica. La telefonata notturna di suo padre arriva a increspare questa superficie piatta, ridestando in lui i ricordi cupi del passato. Giovanni non è stato per Matteo un buon padre; o più semplicemente non è stato un padre. Si è limitato a concepirlo al culmine di una delle innumerevoli avventure sentimentali di cui ha costellato la sua esistenza. E così ha lasciato che Matteo crescesse nel profondo Veneto, in una terra schiacciata da un ottenebrante cattolicesimo di provincia – la scuola delle suore, il catechismo, la messa della domenica – finché, all’età di tredici anni, il suicidio della madre non lo ha reso orfano.

Giovanni ha anche una figlia, Giulia, avuta con un’altra donna. Giulia, all’opposto di Matteo, possiede un temperamento spontaneo, generoso, è dotata di una carnalità selvatica e nel contempo di una fragilità emotiva che la rende estremamente vulnerabile. I due fratellastri si sono incontrati poche volte nel corso degli anni. La prima volta è stato a seguito della morte della madre di Matteo, quando Giovanni ha spedito il figlio in Sicilia a casa della famiglia di Giulia in attesa di trovargli una sistemazione. Quel viaggio ha segnato per Matteo il disvelamento della sensualità, e quindi la costruzione di un paesaggio erotico-psichico leggendario a cui fare continuamente ritorno. Ora Matteo e Giulia, insieme, devono affrontare un altro viaggio, verso l’Ucraina, in “una mesta città industriale nella ferrosa galassia dell’ex impero sovietico”, poiché Giovanni li ha convocati per una misteriosa riunione di famiglia. Quello che ancora non sanno è che Giovanni sta morendo a causa di una malattia degenerativa del sistema nervoso, e ciò che intende chiedere loro non sarà la disponibilità a una tardiva riconciliazione, ma un sacrificio capace di mettere in discussione i basamenti della loro natura e della loro morale.

Paolo Zardi torna dunque con un romanzo sensibilissimo che tocca un tema di grande attualità: il “fine vita”. Lo fa costruendo una storia di impianto classico, capace tuttavia di restituire con grande facilità il respiro del nostro tempo. D’altronde la cifra stilistica di Zardi, già apprezzata nei lavori precedenti, sta nel mettere in scena una contemporaneità frastornata, inquieta, fatta di giorni sui quali aleggia costantemente lo spettro del disfacimento. Una civiltà che sembra potersi rigenerare solo trovando il coraggio di passare attraverso le strettoie delle proprie contraddizioni.

“Castiga tuo figlio, mentre c’è ancora speranza”, è scritto nella Bibbia. Per i protagonisti di questa storia, confrontarsi con il senso della fine significa interrogarsi su se stessi e sulle proprie origini. Non si spiegherebbe altrimenti perché, alla chiamata di un padre inesistente che li convoca a duemila chilometri di distanza, essi rispondano quasi senza indecisioni (quando la moglie, mentre fanno colazione, chiede a Matteo se pensa di partire, lui risponde: “Cosa dovrei fare, dirgli di no?”). È qualcosa di più di una semplice rassegnazione al senso del dovere. È l’accettazione di una dottrina secondo la quale nei confronti di un padre si hanno, sempre e comunque, degli obblighi. Matteo non viene mai meno a questa dottrina, neppure quando è posto di fronte alla prova suprema che il padre ha in serbo per lui. Una prova che Matteo, uomo di ferme convinzioni religiose, astrattamente, non può affrontare, se non come una forma di penitenza.

Nel cuore delle migliori opere di narrativa c’è sempre un dilemma morale che il lettore è chiamato a sciogliere. Si tratta di un compito non sempre superabile; anzi, un compito che spesso si rivela irrisolvibile. La letteratura d’altro canto pone domande, non confeziona risposte. A meno che non si tratti di narrativa consolatoria, ma in quel caso non si può parlare neppure di letteratura. Ne La passione secondo Matteo siamo in presenza di un dilemma morale fortissimo che riguarda la preservazione dell’innocenza: “Chissà se mentre venivano cacciati a calci in culo dal paradiso terrestre”, scrive Zardi, “Adamo ed Eva si erano resi conto che non avrebbero più fatto ritorno. Sapevano che l’innocenza si può perdere una volta soltanto? O serviva perderla, l’innocenza, per capirlo?”.

Era da tanto che non provavo una cosa di questo tipo

12 marzo 2017

Ieri sono andato a correre, tornando ho visto sul marciapiedi uno scatolone con dentro tanti scatoloni ripiegati, ho preso lo scatolone con dentro gli scatoloni ripiegati perché mi servono, perché tra poco dovrò fare un trasloco, ho issato sulla spalla lo scatolone con dentro gli scatoloni ripiegati, pesavano da spezzare la schiena, e poi c’era vento, cosicché lo scatolone con dentro gli scatoloni ripiegati rischiava di cadermi ogni tre passi, e in effetti a un certo punto è caduto, lo scatolone principale si è rovesciato, gli scatoloni ripiegati si sono sparsi in mezzo alla strada, un ragazzo che usciva in quel momento da una scuola d’inglese mi ha guardato con aria sprezzante, ero sudato e in tenuta da corsa, e cercavo di raccattare gli scatoloni sparsi in mezzo alla strada, per di più dallo scatolone principale sono fuoriuscite delle bucce di mandarino, qualche passante aveva mangiato un mandarino e aveva gettato le bucce nello scatolone principale, ho percorso un chilometro in queste condizioni, spostando il peso da una spalla all’altra, e sempre combattendo contro il vento che minacciava di portarmi via il carico, quando sono arrivato a casa mi tremavano le mani per lo sforzo, poi le mani hanno continuato a tremarmi per tutto il pomeriggio, però alla fine l’ho avuta vinta io in questa contesa con il vento, e mi sono goduto un pezzetto della mia gloria, ho fatto una foto agli scatoloni e ho provato una sorda soddisfazione, una liberazione, un flusso nuovo di vita, era da tanto che non provavo una cosa di questo tipo.

Messaggi criptati

28 febbraio 2017

Una cosa davvero sconcertante: se camminando sul marciapiede mi imbattessi in una vetrina con scritto “Uomo”, saprei per certo che, entrando, non troverei messaggi criptati rivolti ad altre forme viventi nello spazio profondo, con elementi del DNA, la fisionomia umana, una rappresentazione del sistema solare in cui viviamo, i primi versi della Divina Commedia, una raffigurazione della volta della Sistina, una registrazione di Imagine e una sequenza di Casablanca, ma pantaloni da uomo.

Giorni fa ho letto il titolo di una notizia che diceva: “La ventottenne Jenny Scordamaglia in onda con il vestito trasparente”.

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