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Quando si parla di razzismo si rischia di essere banali. Si rischia di cadere in un abuso di concetti che non fa bene alla causa dell’antirazzismo. Dipendesse da me proporrei l’abolizione della parola “razzismo” per la creazione di una parola nuova, originale, più rispondente ai tempi. Qualcuno ha suggerito l’espressione “colorismo”, se non fosse che l’irrimediabile connotazione negativa del neologismo andrebbe fatalmente ad inquinare il termine che ne sta alla radice, “colore”, termine che invece accoglie in sé una gamma di prerogative quasi esclusivamente di natura positiva. La questione linguistica, come si intuisce, non è semplicemente un gioco, ma è la radice dalla quale possiamo attingere il senso vero dei fenomeni sociali. Le parole, come i simboli, invecchiano, e invecchiando perdono di efficacia. Il razzismo è indissolubilmente legato alla paura, non c’è compatibilità fra gli uomini se fiorisce la malapianta della paura. Qui da noi la differenza fra gli individui è stabilita per legge, si chiama “razzismo di potere”. Il razzismo di potere è stato, per l’appunto, edificato sul fondamento della paura. Si potrebbe dire, visti anche gli esempi forniti dalla precedente amministrazione americana, che la paura è tornata ad essere il grande dispositivo con cui le democrazie moderne (o presunte tali) sorvegliano il buon andamento degli affari e la deferenza delle masse. Il razzismo di potere di marca italiana ha precedenti illustri. Al punto 7 del manifesto della razza pubblicato su “La difesa della razza” del 5 agosto 1938 si legge infatti: “È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti”. A quanto pare quel tempo invocato molti decenni orsono è arrivato. Quando ero bambino io non c’era nessuno disposto a dichiararsi razzista. Questo non vuol dire che il sentimento del razzismo fosse stato abolito dalle coscienze degli italiani, significa più semplicemente che quel sentimento, laddove esisteva, veniva vissuto con pudore, era latente, minoritario e inesprimibile. Oggi invece in Italia sempre più persone, diciamo pure la maggioranza delle persone, non hanno timore a definirsi “francamente razzisti”. Per tornare sulla questione linguistica dirò che il nuovo razzismo italiano ha trovato una parola nuova con la quale si esprime: è la parola “separatismo”. La legge del separatismo ci dice che l’unico modo per cui due o più gruppi fra loro incompatibili possano vivere in pace è che rimangano separati; e se separati ancora non sono, allora che la separazione diventi l’obiettivo principale dell’azione politica. Ecco. Razzismo di potere e separatismo. Credo che siano queste le parole chiavi per comprendere la catastrofe civile dell’Italia di oggi.

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Amina Baraka, ESSERE DI COLORE

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In uno di quei giorni,
dopo che il sole era piovuto
sulle strade del ghetto
lasciando nell’aria un arcobaleno
banchetti crescevano dal pavimento in ogni angolo
la gente si sedeva, se ne stava lì, soprattutto uomini
a raccontare leggende, minacciando di uccidere i loro nemici
i cani vagabondavano, raramente si poteva sentirli abbaiare
sopra la musica, che veniva dalle finestre
canzoni tristi, passeggiate, chiacchiere,
stanchi –
belle donne uscivano dal lavoro
toglievano mettevano la biancheria sulle corde.
Begli uomini coperti di cenere, qualcuno con i denti d’oro
arrivava da una paga da schiavo
nel bel mezzo di questa scena
ragazze brune-nere
sedevano nel portico con due trecce folte
un giorno erano diventate troppo vecchie per portarle
le loro madri, erano i premi
donne Alte-Brune-Nere
vestite alla marinara, che avrebbero sposato camionisti
avrebbero indossato abiti “Carmen Jones”
avrebbero fatto concorrenza alle chiacchiere delle vecchie signore
su chi assomigliava di più a Lena Horne
naturalmente le ragazze
quelle alte Brune-Nere
somigliavano fin troppo alle loro madri
che si diceva avessero superato in splendore le Stelle
che potevano cullare l’offesa fino a farla addormentare con le loro canzoni
loro non cantavano più
si erano sposate, avevano trovato Dio
un grosso scuro operaio edile
che giocava a poker, aveva sempre odiato la chiesa
cantava ancora il Blues
nei giorni in cui
il vento portava un caldo tale
che potevi quasi
sentire il sapore del Sole
in uno di quei giorni
c’è la possibilità
che qualcosa
qualunque cosa possa accadere
nelle loro vite
tranne che
Lavoro fisso e Giustizia

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