archivio

Archivi tag: antónio lobo antunes


Spiegazione degli uccelli
di António Lobo Antunes è uscito per Feltrinelli il 3 novembre. Io l’ho comprato il 4. Anzi, ad essere precisi, me l’hanno comprato, poiché io il 4 novembre (ma anche il 3 e il 5) ero impossibilitato a uscire di casa. In genere non passo le nottate ad aspettare che aprano le librerie per accaparrarmi le prime copie di questo o quell’autore che pubblica il suo ultimo romanzo (qui da noi, poi, trattandosi di Lobo Antunes, non credo che si vedrebbero mai scene del genere), e in ogni caso Spiegazione degli uccelli non è l’ultimo romanzo del grande autore lusitano, la prima edizione portoghese risale infatti al 1981. Ho finito per leggerlo in pochi giorni, sebbene non sia una lettura facile. I piani temporali si alternano di frase in frase, i ricordi si fondono al tempo presente della narrazione, il tutto in un meccanismo di stile fluido ma di impervia ricezione. È la storia di Rui S., uomo fondamentalmente incapace di prendere decisioni nella vita, che accompagna la sua donna per un lungo week end fuori Lisbona, ad Aveiro, sull’estuario del Vouga, un paradiso degli uccelli, al termine del quale ha già deciso che le comunicherà la sua intenzione di abbandonarla. Nei quattro giorni che scandiscono il tempo dell’azione si alternano le riflessioni sui fallimenti della propria vita, sulla famiglia, sulla prima moglie, fino alla rivelazione che “gli uccelli muoiono molto lentamente, senza motivo, senza nemmeno accorgersene, e un bel giorno si svegliano a pancia in su, con la bocca aperta, a fluttuare nel vento”. Metafora tragica e bellissima che descrive il destino di un uomo senza storia e senza spina dorsale.

La notte interferisce con la mia tosse, mio figlio mi guarda con gli occhi pieni di enigmi. C’è una sola luce accesa nella stanza, cade dall’alto fioca. Sono le quattro del mattino, all’imbrunire avevo ancora trentasette anni, e non mi ero mai affiliato ad un partito. Quello che è successo stanotte non lo so. Potrei essere diventato un altro, come no. I sogni insoliti sono scomparsi una mezz’ora fa, mi sono accucciato nel divano e ho scritto qualche riga, il divano mi ha preso con la sua tappezzeria nitida e chiara come una coltre di neve. Indosso un paio di pantaloni che mi vanno larghi, una maglietta che sa di aerosol. Ieri pomeriggio mi sono fatto portare un libro di António Lobo Antunes, ho letto molto in questi giorni di reclusione. Ho ripassato tutta la biblioteca, aprendo i libri, frugando tra le frasi che venivano fuori a caso. La saggezza dei libri sta in questo, sta in ciò che riescono a restituirti attraverso una frase estratta a sorte, è la prova fatale a cui viene sottoposto uno scrittore, è come raccogliere una goccia di sangue da un corpo vissuto e indovinarne tutti i vizi e le malattie. Ci sono libri interi che penso di aver letto così, estraendone brani durante certe notti insonni, o nei pomeriggi ventosi e cupi, o nei viaggi in metropolitana, storie fatte a brandelli dalla mia pigrizia. In certi momenti rimango senza fiato, la tosse mi si strozza in gola, esplode in un dolore intercostale che si diffonde fino alla galassia di Andromeda del mio corpo. C’è un punto lontano là dentro, immobile da secoli, intangibile, che sotto questa luce color ruggine a tratti mi sembra di percepire, emette un piccolo rumore, un timbro secco e breve, imperioso. Mi guardo i polsi bianchi, color polipo. Lei adesso si alza, mi chiede di tornare a letto. In casa e nel mondo c’è un silenzio completo, assoluto, orizzontale. Metto via queste righe con cui domani dovrò fare i conti. E vado.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: