Posts Tagged ‘beppe grillo’

Loro non hanno mai fatto campagne contro i vaccini

3 maggio 2017

Ha ragione Grillo. Loro non hanno mai fatto campagne contro i vaccini, ma contro “le case farmaceutiche, i pediatri, la politica e il mondo scientifico” (così in un documento di un paio d’anni fa firmato dai parlamentari europei del Movimento). Rei di cosa? Di non avere più la fiducia della gente. E in mancanza di fiducia, si legge nel documento, bisogna “introdurre nella questione vaccini un livello di decisione personale relativo alle famiglie”. Il ragionamento è più o meno questo. Ho la macchina dal meccanico perché uno stronzo mi è venuto addosso e mi ha sfondato un ammortizzatore. Ma io non ho più fiducia nei meccanici. La mia non è una campagna contro gli ammortizzatori, ma contro i meccanici. Quindi voglio introdurre nella “questione ammortizzatori” un livello di decisione personale. Io non capisco una mazza di ammortizzatori, ma sono arrivato al punto di fidarmi solo di me stesso. Decido quindi che l’ammortizzatore non mi serve. Mi riprendo la macchina e parto. Se poi finisco ad arare la tangenziale coll’avantreno potrò dire che, no, io non ho mai fatto campagne contro gli ammortizzatori. Come diceva Flaiano, basta alzarsi una mattina alle sette e uscire per capire che abbiamo sbagliato tutto.

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Grillo e il paese dove sono accampati gli italiani

3 settembre 2014

Ieri, sul suo blog, Grillo ha pubblicato un post dal titolo Il ritorno delle malattie infettive in cui rilancia un evergreen della peggior destra isolazionista e xenofoba: l’idea che gli stranieri portino le malattie. Quello che ci si aspetta da un movimento politico è che faccia politica, e quella di Grillo, si sa, non è politica, è un divano di Freud su cui si sperimentano e si assecondano le pulsioni assolute dell’umano, in questo caso un umano di una specie precisa, un umano italiano. E dunque l’umano italiano è primordialmente convinto che la sua razza è pulita, in buone condizioni di salute fisica e mentale, senza alterazioni o disturbi funzionali, mentre tutti coloro che provengono da una parte diversa di mondo sono essenzialmente guasti, ammaccati o bacati, non solo, ma hanno la capacità batteriologica di infettare la razza pulita con le loro infermità. In virtù di questa convinzione, una convinzione così estesa da rasentare i tre quarti della popolazione (si guardino i sondaggi d’opinione in merito), Grillo – che non ha un progetto politico ma, come detto, ha un divano su cui lascia sfogare le pulsioni psichiche dell’umano italiano – imposta la propria politica, che è una politica aprogettuale, una politica che si fonda sul bisogno quotidiano, sull’irrazionalità del momento, una politica che ha necessità di estrarre un tema al giorno, come è proprio di qualsiasi blogger che si rispetti. Ma Grillo previene anche le critiche, arriva a scrivere: “I triti e ritriti confronti degli italiani come popolo di migranti che deve comprendere, capire, giustificare chiunque entri in Italia, sono delle amenità tirate in ballo dai radical chic e dalla sinistra che non pagano mai il conto e da chi non vuole affrontare il problema”. Ci sono in questa frase almeno tre contraddizioni. La prima: se un’argomentazione è valida, rimane valida anche se viene ribadita un milione di volte, ossia l’essere trito e ritrito non intacca la validità di un confronto. La seconda: i radical chic e la sinistra che non paga mai il conto è un cliché trito e ritrito. La terza: Grillo stesso, proponendo la chiusura delle frontiere, non affronta il problema (ammesso che ci sia quel problema), semmai lo elude, o addirittura lo rimanda a data da destinarsi. Grillo compie anche un piccolo capolavoro comico (non c’è niente di cui meravigliarsi, è il suo mestiere); scrive: “Qui per evitare il tabù del razzismo arriviamo alla situazione grottesca degli Stati africani che chiudono le frontiere tra loro per paura del diffondersi dell’ebola”. Si tratta di un passaggio in cui dà involontariamente a se stesso del razzista e definisce il razzismo “un tabù”, come se il razzismo fosse un argomento che, per ragioni che a lui risultano incomprensibili, non si deve e non si può toccare. Chissà se Grillo conosce quella frase di Flaiano che fa: “L’Italia è un paese dove sono accampati gli italiani”.

Espulsi perché hanno criticato un megafono è una cosa che farebbe impazzire Buñuel

27 febbraio 2014

Per ratificare la delibera di espulsione dei quattro senatori Bocchino, Campanella, Battista e Orellana hanno votato in 43.368 (29.883 a favore e 13.485 contro). Considerato che il Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni politiche ha preso 8.688.231 voti, quei 43.368 rappresentano lo 0,49% del totale degli elettori del movimento. Più che una democrazia diretta, la forma di autogoverno che si è data il Movimento 5 Stelle è una diarchia (Grillo e Casaleggio) mascherata da oligarchia (gli iscritti al blog di Grillo).

Un’ovvietà che non è poi così tanto ovvia: dire che “la rete si è espressa a favore dell’espulsione” è un’approssimazione grossolana. La rete non è composta da 43.368 persone, né è monopolizzata dagli elettori del Movimento 5 Stelle, ma è fatta da due miliardi e mezzo di persone che si connettono da ogni parte del mondo e che hanno le idee politiche più disparate. I giornalisti che per esigenze di sintesi accettano questa semplificazione cadono in una pericolosa trappola linguistica.

Qualche anno fa l’ufficio stampa del Movimento 5 Stelle inviò un famoso glossario alle redazioni dei giornali in cui, tra le altre cose, si precisava che Beppe Grillo “è il megafono al nostro servizio e non il nostro leader”. Quattro senatori espulsi perché hanno criticato un megafono è una cosa che farebbe impazzire Buñuel.

 

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