archivio

Archivi tag: coronavirus

Saranno settimane di solitudini in cui entreremo in intimità con noi stessi in forme nuove. Scopriremo aspetti di noi che non immaginavamo, sarà un viaggio nell’io più profondo. Per qualcuno non sarà una novità, per qualcun altro sarà un’esperienza inaudita. Essere in intimità con se stessi e con certi lati arcani di sé è come mettere piede in una radura astratta, verdissima e infestata di belve. Andiamo incontro al mese in cui si fa viva la primavera, giurate una cosa a voi stessi: che in questo tempo misterioso che ci tocca vivere avrete rispetto di voi, che vi conserverete in forza e in apparenza, che non curerete il silenzio esteriore del mondo con l’incuria interiore, che dormirete il giusto e vi alimenterete al meglio, che farete ogni giorno quello che serve per restare belli.

Da quello che sembra durerà a lungo, da quello che già intuiamo sarà qualcosa che ricorderemo per anni, una mutazione così pervasiva delle nostre giornate, del nostro modo di vivere. Quello che so è che quando ci si ritrova al cospetto di una vasta mutazione delle condizioni ordinarie di vita, le storie prolificano. E quando si torna all’ordine, si viene assaliti dalla voglia di raccontare quelle storie. L’esplosione letteraria del secondo dopoguerra nacque da questo, dalla volontà e dal desiderio di raccontare ciò che si era vissuto. Ce lo dice Calvino nella famosa prefazione per la riedizione del ’64 de Il sentiero dei nidi di ragno:

L’essere usciti da un’esperienza – guerra, guerra civile – che non aveva risparmiato nessuno, stabiliva un’immediatezza di comunicazione tra lo scrittore e il suo pubblico: si era faccia a faccia, alla pari, carichi di storie da raccontare, ognuno aveva avuto la sua, ognuno aveva vissuto vite irregolari drammatiche avventurose, ci si strappava la parola di bocca. La rinata libertà di parlare fu per la gente al principio smania di raccontare […]. Ci muovevamo in un multicolore universo di storie.

Pur essendo questi giorni imparagonabili ai giorni disastrosi della guerra di cui parla Calvino, mi chiedo chissà se le vicissitudini che stiamo vivendo nel presente e che vivremo nell’immediato futuro saranno tali da fecondare un nuovo clima culturale. Chissà se anche noi, una volta fuori, ci strapperemo le parole di bocca, o se invece le nostre bocche continueranno a essere vuote, perché le parole le avremo già tutte riversate in questi esercizi quotidiani di appelli e contrappelli.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: