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Fra le tante cose interessanti emerse nell’ultima campagna elettorale ce n’è una che mi è parsa più interessante di tutte. A muovere il voto non è più l’interesse personale. Esempio: a Taranto la maggioranza dei lavoratori dell’Ilva ha votato per il Movimento 5 Stelle, che ha in programma la chiusura dell’Ilva. Tra una “minaccia” avvertita (l’immigrato clandestino, le banche, l’industria farmaceutica, i toscani in politica) e una minaccia reale, l’elettore ha più paura della minaccia avvertita. “Realtà” e “percezione” sono i due poli che separano la vecchia dalla nuova politica. La REALTÀ interessava la vecchia politica, quella che si fondava sul dinamismo, sul “fare”. La nuova politica punta tutto sulla PERCEZIONE (i dati del Viminale dicono che per quanto riguarda i flussi migratori, da luglio 2017 gli sbarchi nel nostro Paese sono calati del 67%, mentre Salvini prende valanghe di voti parlando di “invasione senza controllo”). Il leggendario milione di posti di lavoro promesso a suo tempo da Berlusconi oggi non smuoverebbe le masse dei disoccupati. Sul Foglio di oggi c’è un interessante articolo di Mattia Ferraresi in cui si parla del paradosso proposta da Steven Pinker, professore di psicologia ad Harvard, che arriva a chiedersi perché se il mondo – il nostro, quello ricco, occidentale – “veleggia spedito verso i lidi del benessere ineluttabile” – ricchezza diffusa, sicurezza, diritti – “per qualche sortilegio o illusione ottica collettiva la gente si ostina a dire che sta male”? Ecco, pensiamoci un momento, realisticamente, misurandoci su ordini di grandezza ragionevoli. Stiamo davvero così male?

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  • 1991. Il congresso di Rimini sancisce la fine del PCI e la nascita del PDS. È l’anno zero della sinistra.
  • 1992. Alle politiche, il PDS prende il 16% dei voti, il 10% in meno rispetto al PCI. È l’anno zero della sinistra.
  • 1994. L’alleanza dei Progressisti sbaglia un rigore a porta vuota. Berlusconi vince le elezioni. Occhetto si dimette da segretario del PDS. È l’anno zero della sinistra.
  • 1998. Sotto la guida di D’Alema nasce la “Cosa 2”, il PDS si fonde con altre forze della sinistra e nasce un nuovo progetto: i Democratici di Sinistra. È l’anno zero della sinistra.
  • 2000. Alle elezioni regionali il centrodestra guidato da Berlusconi vince in 8 Regioni su 15. D’Alema, prende atto della sconfitta e lascia la Presidenza del Consiglio. È l’anno zero della sinistra.
  • 2001. Alle politiche i DS prendono il 16%, alle spalle di Forza Italia, che diventa il primo partito con quasi il 30% di voti. È l’anno zero della sinistra.
  • 2002. In una manifestazione organizzata dal centrosinistra a Roma a Piazza Navona, Nanni Moretti sale sul palco e lancia un’invettiva contro i leader della coalizione. Nascono i girotondi. È l’anno zero della sinistra.
  • 2003. In vista delle elezioni europee del 2004, Prodi propone a tutti i partiti della coalizione di centrosinistra di presentarsi sotto un unico simbolo, quello dell’Ulivo. È l’anno zero della sinistra.
  • 2007. I DS insieme alla Margherita e ad altre formazioni minori danno vita alla fase costituente del Partito Democratico. È l’anno zero della sinistra.
  • 2008. Alle elezioni politiche, PD e Italia dei Valori raccolgono complessivamente il 37% dei consensi, contro il 46% del Popolo della Libertà. È l’anno zero della sinistra.
  • 2009. Dopo le elezioni regionali sarde in cui Soru, governatore uscente e uomo di punta del PD, viene sconfitto da Cappellacci, Veltroni si dimette dalla carica di segretario. È l’anno zero della sinistra.
  • 2013. Dopo la mancata elezione di Prodi a Presidente della Repubblica, si dimettono Bersani e l’intera segreteria nazionale. Renzi vince le primarie per la scelta del nuovo segretario. È l’anno zero della sinistra.
  • 2018. È l’anno zero della sinistra.

Io comincio a pensare che tutto questo è Matrix, una neuro-simulazione interattiva, e che ci sono campi, campi sterminati dove gli esseri umani di sinistra non nascono: vengono coltivati.

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