Posts Tagged ‘franz kafka’

Nella lotta fra te e il mondo

17 ottobre 2017

Ho fallito col giardinaggio, è morto tutto, tre viti americane, una dipladenia, una bouganville, un agrume, la salvia. La stagione bellissima in cui ho creduto di poter curare un giardino, di potermi curare con un giardino, di poter trovare la mia difesa in un giardino, questa stagione infiammante, piena di fiducia, è finita. Ciò che è morto è morto. In compenso nel vialetto è cresciuto un tappeto di erba infestante. Cosicché ho comprato un diserbante, ho versato il diserbante sul vialetto. Ma il diserbante non ha diserbato. L’erba risplende più lucida e rigogliosa che prima. “Nella lotta fra te e il mondo vedi di assecondare il mondo” (Kafka).

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Centouno anni prima di Gomorra la serie

3 giugno 2016

Da un giornale del 1915: «La metamorfosi di Kafka e il rischio dell’emulazione. È innegabile che il racconto trasmetta la convinzione che la casa della famiglia Samsa sia un posto senza speranza. Il problema non riguarda tanto i giovani “deviati”, ma gli altri. Sono quelli delle famiglie borghesi che non solo si vestono e parlano come commessi viaggiatori, ma spesso adottano anche un comportamento scarafaggesco, comportandosi da bacherozzi perché incapaci di sfilarsi una mela dalla schiena».

Il motivo per cui uno scrittore sarà sempre un lettore infelice

11 giugno 2014

Uno scrittore, al termine della propria vita, non avrà mai letto un libro con la libertà di un lettore che non ha velleità di scrittura. Questo è il problema principale che uno scrittore ha con i libri degli altri. Lo scrittore non può godersi una buona storia in santa pace senza che in lui non si manifesti il fastidioso spiritello che gli rivolge la domanda: “Tu saresti in grado di scriverlo?” Perché lo scrittore è abituato a considerare la lettura, suo malgrado, come una sfida inconfessabile. La lettura di un libro è per uno scrittore il terreno per una contesa letteraria, il campo vagheggiato di una lotta feroce che si ingaggia con l’altro scrittore, l’antagonista assente. C’è un che di profondamente infantile in tutto questo, c’è lo spirito con cui da bambini si sfidava il supereroe dei cartoni in Tv in una lotta immaginaria sul lettone dei genitori. Il carattere infantile di questa cosa è accentuato dal fatto che lo scrittore-lettore tenderà a sopravvalutare le proprie forze, a dire tra sé e sé – magari mentre legge Kafka – che quella frase sarebbe stato capace di scriverla anche lui. Se lo scrittore-lettore non è un presuntuoso non dirà che avrebbe addirittura saputo fare meglio di Kafka, ma lo pensa (oh se lo pensa…). La natura di questa follia fa sì che lo scrittore-lettore abbia un rapporto conflittuale con i libri e con la lettura in generale. Dichiarerà ai quattro venti di amare la lettura più della scrittura, dirà che leggere è l’unico consiglio saggio che si sente di dare a un giovane che intende accostarsi alla pratica della scrittura, ma in realtà odierà profondamente i libri e quel momento di solitudine perfetta in cui sfoglia la prima pagina di un romanzo e si immerge in un nuovo mondo. Li odierà e li amerà con la passione sviscerata con cui i grandi ossessivi odiano e amano le cose che gli procurano ansia e tormento. Allo stesso modo odierà e amerà se stesso in rapporto alle sue letture del momento, odierà e amerà la propria scrittura, i propri pensieri sul mondo letterario, le proprie idee, i propri progetti. Lo stesso Kafka, in una lettera a Max Brod, ha elencato quattro impossibilità legate all’atto della scrittura; tra queste ha dichiarato l’impossibilità di scrivere, perché la disperazione non è una cosa che si possa “calmare scrivendo”. Senza voler dare di gomito a un vecchio cliché romantico, il motivo per cui uno scrittore sarà sempre un lettore infelice è che lo scrittore non è mai un uomo felice.

Pugni

8 aprile 2014

surgelatiSere fa parlavo con una persona e ho detto: “Più invecchio e meno ho rispetto per i libri, li leggo, certo, ma al primo segno di cedimento li abbandono”, al che mi è tornata in mente una frase di Kafka che avevo letto giusto qualche giorno prima, la frase dice: “Se il libro che leggiamo non ci sveglia come un pugno che ci martella il cranio, allora perché leggerlo?”

Al supermercato, accanto al reparto surgelati, ho visto una coppia sulla sessantina, lei con un abito colorato come un giardino botanico, lui alto e sportivo, con una leggera incurvatura nella schiena e una magrezza aristocratica, lei guardava lui e a un certo punto gli ha detto: “A che pensi?”, e lui ha risposto: “Alla luce di qua dentro. È la stessa di un obitorio”.

La letteratura non è sacra

27 agosto 2012

Il rapporto che ci lega alla parola scritta è molto simile alla relazione che, in quanto uomini, abbiamo con il divino. Questa relazione si fonda su un atto di fede, ossia su una professione di lealtà che facciamo nei confronti di una verità che consideriamo inconfutabile. La parola scritta ha per noi una forza e una solennità che viene meno quando ci troviamo al cospetto della parola orale. La parola scritta certifica le nostre esistenze, i nostri atti di esseri viventi sono registrati attraverso documenti, contratti, certificati, accordi, attestati, sulla parola scritta abbiamo tramandato la storia Leggi il seguito di questo post »

La supremazia della modernità sulla letteratura

26 gennaio 2012

Ogni scrittore cerca di raggiungere il maggior numero possibile di lettori. Tuttavia la scrittura pone dei confini molto ben definiti, confini di lingua, di genere, confini geografici, eccetera. Si è tentato di annullare questi confini coniando il termine “modernità”. Con questo termine si è creata una categoria esclusiva e privilegiata, che nel volgere dei decenni ha estromesso tutte le altre, fino a ottenere una sorta di monopolio sulla letteratura. Tutto ciò che non rientra nei canoni della modernità non è degno di pervenire alla gloria letteraria, rimane un sottoprodotto della – appunto – modernità. Stiamo parlando, si badi bene, di un periodo storico che si apre con Kafka e Musil e che perdura fino ai giorni nostri. Elemento distintivo di questa supremazia della modernità sulla letteratura è la componente etica. Ogni scrittura Leggi il seguito di questo post »

I libri che leggeremo in un’altra vita

22 settembre 2011

Il mio amico è seduto sul divano del soggiorno. Gli domando: “Hai letto Il sogno del Celta di Vargas Llosa?”. Lui scuote la testa. “Sai”, mi fa, “c’è tutta una letteratura che forse leggerò in un’altra vita. Parlo di quei sudamericani, Cortázar, Amado, Guimarães Rosa”. Io sorrido: “Quelli li leggi a vent’anni, o non li leggi più”. Lui annuisce. “Esatto”, dice. “Io a vent’anni non li ho letti, per cui credo di aver perso il giro”. Non so quanto ci sia di vero in questa teoria, però credo che ci siano effettivamente degli autori che vanno affrontati al momento giusto, e spesso capita che quel momento coincida con un’età della nostra vita irrimediabilmente sorpassata. Così penso Leggi il seguito di questo post »

Il professor Kafka a cena da Philip Roth

22 giugno 2011

«Ho sempre voluto che ammiraste il mio digiuno» ovvero, guardando Kafka è un libriccino di 45 pagine che si legge in meno di mezz’ora. Si tratta di un piccolo saggio di Philip Roth sul grande scrittore boemo pubblicato per la prima volta nel ’73 e che oggi Einaudi presenta al pubblico dei lettori italiani. Personalmente l’ho letto con molto gusto in due distinte sedute. La prima parte, quella più eminentemente saggistica, restituisce la figura di un Kafka quarantenne (la stessa età che aveva Roth in quel 1973) alla vigilia della morte. La seconda parte invece è uno spassosa ucronia narrativa in cui Roth immagina che Kafka Leggi il seguito di questo post »

Piperno, tra Kafka e Philip Roth

11 novembre 2010


Unione Sarda, 10 novembre 2010
– Quando nel 2005 Alessandro Piperno si fece conoscere ai lettori italiani con quella folgorante opera prima dal titolo Con le peggiori intenzioni, qualcuno (nella fattispecie Antonio D’Orrico sul Corriere della Sera) azzardò un paragone nientemeno che con Proust. La cosa deve aver causato qualche problema di apnea a Piperno, che di mestiere insegna proprio Letteratura francese all’università romana di Tor Vergata, se è vero che la gestazione di questo secondo romanzo dal titolo Persecuzione in uscita in questi giorni, tra dubbi, rinvii e riscritture, alla fine si è protratta per cinque lunghissimi anni. Leggi il seguito di questo post »

Scrivi, scrivi, e già la tua anima è persa

26 marzo 2010

Nella nuova casa in cui abito mi sono creato uno spazio per scrivere. L’ho ritagliato a misura fra l’angolo esterno del divano e le pendici di una grande biblioteca bianca da cui si affacciano centinaia di volumi. Ho un piccolo e leggero tavolino, anch’esso bianco, che sposto a piacimento e sul quale poso il computer portatile con cui scrivo. Ho messo anche dei grandi cuscini arancioni che riducono lo spazio ma che mi accolgono come in un cosmo ospitale e materno. Sui ripiani alti della biblioteca ho montato una fila di tre fari che lasciano cadere la luce come da una fessura di montagna. Non mi serve molto altro, a parte lo starmene in silenzio, a lungo e concentrato, sfogliando di tanto in tanto un libro fra quelli che ho a portata di mano (uno scaffale ben selezionato di autori a me cari, tutto Amos Oz, i racconti di Kafka, Henry Roth, qualcosa Leggi il seguito di questo post »

L’arte vola attorno alla verità

23 febbraio 2010

Mettiamo che stamattina io dovessi, per qualche bizzarra ragione, inseguire il cammino di uno sconosciuto incontrato per caso lungo il marciapiede della strada che mi porta a lavoro. Mettiamo che lo sconosciuto sia appena uscito dal vasto portone della chiesa, che non sia vestito da prete e che non sia abbastanza vecchio da seguire tutti i giorni la messa delle sette. E mettiamo pure che il corpo gli tremi in un ritmo che lui sa essere ciò che resta di un’antica predisposizione per la danza, una passione di gioventù, sfiorita come tutte le passioni di gioventù quando irrompe pura e completa la corruzione della vita adulta. Lo sconosciuto ha un cappotto grigio e le orecchie Leggi il seguito di questo post »

Per chi respira in pace, tutto il mondo è dentro di lui

25 gennaio 2010

A sedici anni, camminando lungo un viale trafficato di macchine e di gente, mentre andavo a scuola sudando al primo caldo di maggio e pensando a un quadro di Salvador Dalì, scoprii che la letteratura ha questo potere incantatorio. Avevo da poco letto Il processo di Kafka e un paio di libri di Calvino, e lungo il marciapiede che portava in direzione della mia scuola mi imbattei in un cane. Aveva gli occhi asciutti e un dorso magro e deperito. Il cane si fermò al mio cospetto (o io al suo, dipende dai punti di vista). Respirava in pace nonostante il fracasso del traffico cittadino. Leggi il seguito di questo post »

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