Posts Tagged ‘giorgio caproni’

Vantarsi di non sapere chi fosse Caproni

22 giugno 2017

Da ieri il principale argomento di discussione è il fatto che la maggioranza degli italiani non sa chi fosse Giorgio Caproni. Il punto non è però che la maggioranza degli italiani non sa chi fosse il poeta Giorgio Caproni. Questo ci sta. Caproni non è un poeta popolare (chi lo è?), non fa parte dei programmi ministeriali di letteratura italiana, è ancora contemporaneo, eccetera. Il punto è che la reazione di chi non sa chi fosse Giorgio Caproni è nove volte su dieci una reazione divertita, derisoria. Il punto è che questo tipo di reazione non è rivolta tanto a Giorgio Caproni (se non si sa chi fosse, è difficile che possa essere oggetto di derisione). Coloro che hanno una reazione divertita di fronte al nome dello “sconosciuto” Caproni se la ridono facendo quasi vanto di non avere mai udito prima il nome di Caproni. Adesso io voglio dire che non so cosa sia uno spinterogeno. Non l’ho mai saputo, né mi è mai interessato saperlo. Eppure mi basterebbe fare una ricerca per togliermi il dubbio. Tuttavia se porto la macchina dal meccanico e il meccanico mi dice: “È lo spinterogeno”, a me non scappa mica il risolino coglione di quello che si vanta di non sapere cosa sia uno spinterogeno. Al limite taccio.

Un’interminabile battaglia

19 ottobre 2011

Cammina veloce nel buio del mattino, sull’asfalto lucido di pioggia. Attraversa la strada e viene verso di me, che esco dal portone con in mano un sacchetto della spazzatura. Poi vira all’improvviso, sembra che cerchi una macchina fra le tante parcheggiate lungo la via. Ha quel passo collant-in-vista, lunghi capelli mossi, le braccia strette al petto col pugno ripiegato verso la bocca, da cui spunta il rosso di una sigaretta. Sotto il braccio ha un libro, riesco a vedere a malapena la copertina. Mi sembra di leggere il nome di Giorgio Caproni. Una donna così, che all’alba è già Leggi il seguito di questo post »

Lamento dell’ignavo

2 febbraio 2010

A volte ho la sensazione di vivere una notte eterna, un tempo in cui si spara a salve sui miraggi di nemici invisibili, in cui si trattiene a stento il battito delle giornate. Ogni giorno mi guardo sul viso, tra le unghie, tra le rughe, in cerca di una piega, un buco, nel nulla di uomo che siamo. Impreco spesso contro il mondo e i farabutti che lo abitano, e sembra che i farabutti siano in linea generale la classe dirigente del mondo. Perciò ho un bel bestemmiare io, che tanto i sacramenti non si alzano più su di un metro da terra, le imprecazioni sono più pesanti dell’aria, si gonfiano e ti ricadono addosso senza far male a nessuno. Stanotte ho sognato che Roma Leggi il seguito di questo post »

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