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Stramberie dei tempi. Un giornalista del Sole 24 Ore ha usato il metodo follow the money per arrivare a svelare la vera identità di Elena Ferrante. Il metodo follow the money era il sistema usato da Falcone per stanare i mafiosi. Diceva Falcone: “Segui il denaro. Se hanno venduto droga in America del nord, nelle banche siciliane saranno rimaste tracce delle operazioni realizzate”. Nel frattempo, nei territori controllati dalla mafia, i mafiosi, per mantenere saldo il potere, usano tecniche di storytelling.

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Dicono che a rubare i messaggi dall’albero di Falcone sia stata una donna anziana, una clochard, vestita con un cappotto scuro e con una borsa di plastica bianca nella mano sinistra. Dicono che a Palermo la gente sappia tutto di lei. Io invece non so niente, perciò faccio in maniera di darle un nome e una storia, anche se questo nome e questa storia verranno presto smentiti dalla cronaca. Lei è di origine francese, si chiama Giselle, suo padre l’ha chiamata così, come la protagonista del balletto di Théophile Gautier, sognando per lei un avvenire all’Opéra di Parigi. Ma invece Giselle, più modestamente, ha speso vent’anni della sua vita ad insegnare in un liceo di Milano, e poi altri dieci a Palermo, prima che suo marito la lasciasse per una donna molto più giovane, una straniera dell’Europa dell’est, e lei impazzisse del tutto per lo sconforto. Così Giselle ha perso la casa e il lavoro, così ha incominciato a parlare con gli uccelli che volano sulle discariche, a dare un nome per ciascuno, a camminare di notte per le strade deserte della città, a condividere i marciapiedi con le ragazzine smarrite dalle cosce nude e gli occhi grandi che la scansano senza riguardo. Un giorno, su uno di questi marciapiedi, ha trovato il suo cappotto scuro, forse un cappotto da uomo, ma lei non è tipo che va per il sottile, qualcuno ha pensato di disfarsene gettandolo via da una macchina in corsa, come si fa con i cani, o forse era appena servito a qualcuno per stendersi nel buio, sul bagnato di un campo d’erba o sul greto di un canale di periferia, per dormire o per fare l’amore. Giselle una sera di queste si è imbattuta in un albero ben strano. I frutti di quest’albero erano fogli di carta. Aveva fame Giselle, e nella sua follia deve aver pensato di potersi sfamare con i fogli di carta, così li ha raccolti uno ad uno, sistemandoli nella sua borsa di plastica bianca. Quelli che mi avanzano potrò rivenderli al mercato – avrà pensato, – e con quei due soldi magari ci compro una fetta di dolce e una cartolina da spedire a mia sorella Floriane che vive a Brest, in Bretagna, in compagnia di suo marito Vincent. Non poteva sapere, Giselle, che quello era l’albero della conoscenza del bene e del male, e che lei, come una moderna Eva nel paradiso terrestre, cogliendone i frutti sarebbe andata incontro alla dannazione perpetua. Così oggi tutti parlano di lei, senza saperne niente, come avessero nelle parole il fuoco del giudizio divino. Tutti. Me compreso, che ho appena inventato la sua storia.

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