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Diritto di voto

12 maggio 2017

Ieri, dopo la serata con I libri in testa che abbiamo dedicato a Il sole nudo di Asimov, siamo andati a cena, e durante la cena è saltato fuori questo racconto di Asimov scritto nel 1955, Diritto di voto, che compare nella raccolta Sogni di robot (in Italia è stata pubblicata da Il Saggiatore con la traduzione di Mauro Gaffo). Nel racconto si descrive l’elezione governativa negli Stati Uniti in un mondo del futuro (il 2008), un mondo in cui i sondaggi pre-elettorali sono diventati così rigorosi che un supercomputer riesce a determinare con assoluta precisione un elettore tipo – chiamato l’Elettore – che per le sue caratteristiche incarna perfettamente la maggioranza del paese. Nelle elezioni del 2008 l’Elettore è il commesso di un piccolo magazzino di una cittadina dell’Indiana, un tale di nome Norman Muller, il grado assoluto dell’uomo qualunque. In quella che nel racconto viene chiamata la nuova “Democrazia Elettronica”, Norman Muller incarna il proprio paese, è quindi – si diceva ieri durante la cena – non solo l’Elettore, ma è anche, per paradosso, l’Eletto. Egli è quindi l’esemplare democratico e nel contempo il perfetto tiranno. Mentre ci servivano l’amaro, ho pensato che tutto questo mi ricorda ostinatamente qualcosa.

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